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Ascolto Gli spostati, su Radio 2 Sto leggendo L'uomo che guardava passare i treni, di Georges Simenon Ho appena visto Aiuto sono un pesce. Visto, rivisto, visto, rivisto...
09/09/2010 @ 19.05.12
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Oggi questo blog è in sciopero...
Perché in Italia si spendono 30 euro per un certificato medico necessario - obbligatorio - per fare sport, scritto svogliatamente da un medico che a volte ti visita e a volte ti chiede solo se stai bene, e quando invece doni il sangue ti misurano la pressione, ti controllano il cuore, per non parlare di analisi del sangue e dell'urina, MA NON POSSONO
SCRIVERE SU UN PEZZO DI CARTA CHE STAI BENE? Ovvio che userei quel pezzo di carta per iscrivermi in palestra, ma uno o sta bene o no. Questi 30 euro mi sembrano una di quelle tante, piccole, invisibili, legali tangentuzze (e non si offendano i medici, è lo stesso per certe firme di professionisti quali notai o geometri) che impediscono al nostro paese di essere finalmente, definitivamente e senza ombra di dubbio un paese normale.
PS Oggi ho donato il sangue: fatelo anche voi, se potete. So di non essere un granché come testimonial, ma neanche la Ruta mi pare abbia poi tutto questo potere persuasivo (l'ho vista su un manifesto dell'Avis, la cosa migliore che abbia fatto dopo l'Isola dei Morti di
Fama 1). Fatelo e basta. Poi vi offrono la colazione gratis...
Non amo particolarmente i blog molto intimi, che raccontano sin nei dettagli la sfera privata dell'autore. Credo che la sua intimità appartenga a lui soltanto e come tale mi sento quasi in imbarazzo quando leggo nei blog le vicende sentimentali di Pippo che ha scoperto che Mary85 lo tradisce con Lallissimo da ormai 5 mesi con reciproca soddisfazione. Mi verrebbe da dire a Pippo: hai visto cosa succede a passare troppo tempo con il tuo blog trascurando le relazioni umane? Ma oggi voglio fare un'eccezione. Oggi è una data importante, una di quelle che chiudono un capitolo della tua storia e ne aprono un altro. Come il 15 settembre del 94, quando vinsi il test di Comunicazione a Bologna, o il 14 luglio 2000, in cui mi laureai, o il 9 maggio 1998, che per me è importante ma non vi dico perché (leggi sopra). Oggi è partito il mio compagno di stanza con cui ho diviso la camera per quattro anni, e a ruota partiranno anche gli altri compagni di appartamento. Non mi piace la retorica e poi sono già abbastanza malinconico di mio (la mia vita in questo momento sembra un film di Kurosawa con la colonna sonora di Reveal dei Rem, yuppie!). A loro dico: buon viaggio ragazzi. È stato bello percorrere un pezzo importante di strada insieme. Spero che la mia futura moglie abbia la stessa vostra sconfinata tolleranza nei confronti dei calzini in soggiorno, del casino la mattina (perché la borsa non è mai dove credi di averla lasciata?) del dentifricio sul rubinetto del bagno e dello sciacquone non tirato per sbadataggine. Lo spero proprio. Buon viaggio, e grazie.

Cos'è che cambia, qual è la molecola che entra in circolo in un determinato istante della vita e che ci impedisce di smaltire facilmente una nottata di baldoria (ieri ho fatto le 4 ballando sulle panche della Buca delle Campane, un locale mitico per gli universitari bolognesi e non solo)? Perché dieci anni fa potevo fare le 4 tutti i weekend e adesso mi sento come se al posto della testa avessi uno di quei bottiglioni aziendali capovolti da sala riunione? Potrei dirmi che è colpa dell'età, sto invecchiando, sto perdendo forza, magari sto pagando le conseguenze degli eccessi di dieci anni fa. Potrei dirmelo, ma sarebbe una balla. La verità è che dieci anni fa per vivere dovevo leggere libri quasi sempre interessanti, ascoltare conferenze quasi sempre interessanti e poi una volta ogni tre o quattro mesi chicchierarne amabilmente con un professore. Al limite potevano chiedermi di scrivere qualche pagina. Oggi per vivere devo seguire spesso progetti
sconclusionati che infatti non avranno conclusione, risolvere problemi creati da altri e trovare giustificazioni convincenti per idee che mi hanno imposto e che trovo balorde.
Per forza arrivo cotto al venerdì sera...
Lui le ha detto, dopo averla riaccompagnata a casa: ciao, ci sentiamo domani. Per lui quel "ci sentiamo domani" è rituale, come quando si dice arrivederci ad una persona che sta per partire per la Groenlandia, come quando si saluta con un "buon giorno" anche se diluvia e ci sono i presagi di un terremoto.
Per lei no.
Per lei quel "ci sentiamo domani" significa: "domani ti telefonerò per dimostrarti quanto ti ami, quanto la tua presenza dia conforto nei momenti difficili e risplenda luminosa nelle mie giornate". Non necessariamente, però; può anche voler dire: "domani verrò a casa tua, so che sei fuori per lavoro ma aspetterò in portone tutto il pomeriggio oppure entrerò a chiacchierare del tempo e di Beautiful con tua nonna (a proposito, Brooke è ancora viva e sfiglia che è un piacere), e aspetterò il tuo arrivo per dirti quanto ti ami, quanto la tua presenza dia conforto nei momenti difficili e risplenda luminosa nelle mie giornate". Poi succede che lui non le telefona. Non c'entra niente con il conforto, l'illuminazione e tutto il resto: è che c'ha da organizzare la partita di calcetto con gli amici, ha il cellulare che non scarica le suonerie polifoniche e il capo con la luna storta, insomma se ne dimentica. E a lei si gonfia lo stomaco come un pallone di rugby, i muscoli si irrigidiscono in una morsa d'acciaio e tutto, il respiro del collega del piano di sotto, il vento che muove le foglie e le auto per strada diventano insopportabilmente irritabili.
Finché lei non lo richiama, furibonda, offesa, delusa e umiliata dopo due giorni, e già immagina di essere stata tradita con una squadra femminile di sollevamento pesi, alza la cornetta, sta per scaricare 10000 watt di incazzatura, e sente la sua voce. "Ciao bella, come va? Andiamo a vedere Guerre Stellari sabato?"
Non credo agli oroscopi. Quando li leggo mi viene da ridere. Mi diverte leggerli di tanto in tanto, cercare di scoprire i trucchi e il mestiere che c'è dietro agli autori, ma non ci credo. Magari danno un po' di ottimismo (e sappiamo tutti ormai che l'ottimismo è il sale della vita, e fa alzare la pressione), in fondo sono quasi sempre pronostici positivi. E se anche non fosse, fa comunque piacere che sarà una brutta giornata non solo per te, ma anche per tutti gli altri Pesci del pianeta, e saremo milioni.
Di solito l'oroscopo è generico, vago, superificiale, non rischia. Ogni tanto però si sbilancia. Quello di oggi mi dice: fai attenzione alle distrazioni durante la guida, sono probabili delle multe. E a me viene da ridere: sono l'unico onesto (fesso?) che ha lasciato la macchina a casa per via delle targhe alterne e ha preso l'autubus. Magari l'autore dell'oroscopo ha confidato proprio nelle targhe alterne per pronosticare qualche multa. Ma ahimè, qui a Bologna se ne vedono proprio pochine, e le auto con targa pari oggi sono tante (e non venitemi a dire che sono tutte a metano!!!)
Come lo chiamiamo, allora, questo centrosinistra? Gad non va bene, sarà anche un nome di sinistra ma tanto il voto di Lerner già ce l'abbiamo e i Gad in Italia sono pochini. Seguendo questa logica tanto vale chiamarlo Maria, così si raccoglie il voto cattolico e quello antiproibizionista. Ulivo no, a Rifondazione ricorda un passato spiacevole e a tutti gli altri ricorda Rifondazione. Uliveto potrebbe essere una buona alternativa e si raccoglierebbe pure qualcosa con lo sponsor: ma l'uccellino saputello sulla spalla di Prodi è poco gratificante per l'elettorato, che già adesso vorrebbe impallinare il pennuto, e pazienza se ci scappa pure un colpo a Del Piero.
Allora Alleanza, bello, biblico, solo che ci sono già le assicurazioni con questo nome, il secondo partito del centrodestra e chissà cos'altro. Per non parlare di quella Alleanza Democratica che doveva sancire l'accordo tra Segni e Occhetto nel 94 e che vedeva tra i suoi promotori niente meno che Ferdinando Adornato (brrrr...).
Una modesta proposta per il centrosinistra: per un attimo cercate di uscire da questa logica da marketing in comode dispense con videocassette, e lasciate perdere il nome. Dateci un programma. Fate nascere questa creatura; per battezzarla ci sarà tempo.
Di Carmine (del 23/11/2004 @ 19:58:47, in Gnius, cliccato 300 volte)
È di questi giorni la notizia di un parroco di Savona che ha organizzato un sistema ingegnoso per migliorare le relazioni con i fedeli: aperitivo per tutti dopo la messa. Così si fanno due chiacchiere, si conoscono le famiglie, si sta un po' insieme. L'idea mi piace: sono un praticante ma non posso nascondere che certe volte, complici sacerdoti vispi come ghiri in letargo, la messa sia proprio noiosa, e comunque un po' troppo fredda: si stringono le mani del vicino di posto senza neanche sapere chi è. Spero che la moda dell'aperitivo si diffonda, sostituibile a seconda delle esigenze: un gelatino per la messa dei bambini in estate, una tazza di te, un cocktail rigorosamente analcolico. Il problema semmai è scegliere la messa giusta: quella del sabato sera dalle mie parti offrirebbe sicuramente una camomilla non troppo calda ché si scioglie la dentiera...
Possono tollerare un marito condiviso con altre mogli. Possono accettare un ruolo subalterno, possono anche farsi da parte quando il marito decide di provare una moglie temporanea. Sono alcune donne iraniane sottomesse dal 1979 alla legge islamica. Ma quando le toccano le scarpe, ebbe' se ci sono di mezzo le scarpe, non c'è legge che tenga. È successo davvero a Teheran dove tre donne hanno tentato il suicidio con un'overdose di farmaci perché la più giovane, 27enne, aveva comprato un paio di stivali costosi. E no, con le scarpe non si scherza. La storia dà parecchi spunti, sul ruolo della donna nella vita della famiglia e sul ruolo della scarpa nella vita della donna. E conferma una volta di più che la monogamia è la migliore delle forme di convivenza. È già duro osservare allibiti quanto la propria donna dilapida in scarpe; confrontarsi poi con tre è da suicidio (ops, questa è involontaria)
Di Carmine (del 21/11/2004 @ 21:46:52, in Tivvù, cliccato 303 volte)
Il messaggio è stato chiaro, e i vari galletti dell'emisfero televisivo dovrebbero riflettere. Leggo infatti che l'Isola dei Morti di Fama è stata vinta da un tizio sudamericano, credo, che se ne è stato un mese da solo in una spiaggia, a non far niente. Non ha vinto prove di abilità, non ha mostrato la sua abilità come pescatore o cacciatore, non ha attratto le simpatia dei compagni di viaggio che l'hanno cacciato subito, non ha fatto un emerito fico secco per vincere, se non la semplice operazione di starsene fuori dalle scatole per un mese, solo, a destare pena. A parte il fatto che proporrei una perizia psichiatrica per tutti quelli che spendono dei soldi per televotare: perchè mai lo fanno? Non si vince niente...Poi mi piacerebbe che per una volta non ci offrisserro percentuali, ma numeri precisi: non mi basta sapere che il 70% ha votato per tizio, voglio sapere quanti sono, 100, 200, 300, questi imbecilli che televotano, e magari vorrei anche i loro nomi, per evitare ogni rapporto professionale o relazionale con loro. In ogni caso questi dementi dei televotatori hanno chiarito che al pubblico piace non chi sa fare qualcosa, ma chi desta pena. E allora mi domando: è una tivù penosa, o peggio ancora, la tivù è la pena? Sì, ma quale colpa stiamo scontando per meritarcela?
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