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Ascolto Gli spostati, su Radio 2 Sto leggendo L'uomo che guardava passare i treni, di Georges Simenon Ho appena visto Aiuto sono un pesce. Visto, rivisto, visto, rivisto...
07/09/2010 @ 22.21.57
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Il brutto avanza, si infiltra, ci coglie alla sprovvista e ci imbarazza con la sua schiacciante e definitiva ripugnanza. Guradate questa foto. Non credo si tratti di un bunker antiatomico, nè di una sede militare. Forse, spero, sarà una clinica, o forse un centro di recupero. Di sicuro non posso pensare che ci siano persone disposte a pagare per vivere in un'orrenda accozzaglia architettonica come questa. Non vi dico dov'è, perché non voglio scatenare cortei di protesta nè sguardi curiosi: e poi sarà lei, questa costruzione ributtante eretta qualche tempo fa a Bologna, a trovare voi, con il suo carico di cattivo gusto, le sue tonnelate sgraziate, il suo apparato di concezioni abominevoli. Che ci siano architetti folli, si sa (a parte il fatto che questa costruzione, secondo me, è stata disegnata da un dentista in preda ai fumi dell'oppio), ma quello che mi chiedo è: avranno pure dovuto chiedere il permesso, no? Saranno andati dal sindaco, a dire, vogliamo costruire un orripilante rifugio antiatomico nella prima periferia di Bologna, possiamo? E il dramma è che qualcuno gli ha detto sì. Non so, quando le nostre case saranno bombardate e rase al suolo dai marziani, e quello stomachevole cumulo di pietre antiestetiche sarà rimasto in piedi, potranno dire di avere ragione loro. Fino ad allora, no.

Di Carmine (del 29/03/2005 @ 21:15:31, in Media, cliccato 377 volte)
La libertà dalle connessioni, dalla rete onniscente che ci cattura e ci ingloba, dal flusso indistinto di marmellata comunicativa, è una libertà da lupi solitari. Quando entri nel mondo sociale (leggi lavoro e famiglia) perché prima o poi tocca a tutti, perdi serenamente questa tua capacità di fluttuare senza vincoli. Ho comprato il mio primo cellulare quando ho cominciato a cercare lavoro alcuni anni fa: chi offre lavoro non lascia messaggi in segreteria (giustamente) e se non rispondi passa a quello dopo. Quindi, cellulare. Oggi sto cominciando a predisporre casa, perché prima o poi mi sposerò anch'io (sempre più prima e sempre meno poi): e quindi, telefono fisso. Una casa di studenti può stare senza telefono fisso, una famiglia no. Non ho ancora capito perché, ma la vita è troppo breve perc sprecarla cercando di dare risposta q questi enigmi, e insomma, nei prossimi giorni avrò un telefono fisso e una connessione al web meno leggera di quella del telefonino.
Lavoro fisso, telefono fisso, tasso fisso . Poi dice che uno vengono le fissazioni...
Questo per i cristiani è un periodo molto importante, il periodo del silenzio, del dolore, della meditazione. Il venerdì e il sabato santo sono giorni di riflessione. Allora voglio approfittare per riflettere su un tema su cui recentemente siamo stati chiamati in causa come cristiani: quello dei referendum e dell'astensione più volta richiesta da Camillo Ruini. Non entro nel merito della questione etica. A me interessa il fatto che Ruini non abbia chiesto di votare no, come sarebbe stato lecito attendersi, ma ha chiesto di astenersi. Io non mi asterrò. Non mi asterrò perché l'astensione l'ha chiesta Camillo Ruini, al limite la CEI, non la Chiesa. Non stiamo parlando di dogmi di fede, qui, inutile chiedere l'obbedienza per gli spazi dove invece deve muoversi la scelta di coscienza individuale. Diciamo che quello di Ruini è un consiglio. Lo ringrazio, ma no. Non lo seguirò, non mi asterrò. Perché astenersi è politicamente corretto ma subdolo, è astuto ma poco limpido. E poi gli inviti all'astensione mi ricordano certi politicanti da prima repubblica a cui non voglio accostare neanche per errore le personalità ecclesiastiche.
Andrò a votare e invito tutti a farlo, indipendentemente dal sì o dal no. In democrazia vincere non significa far perdere.
Siccome siamo in regime di par condicio, oggi dirò una cosa contro la sinistra e una contro la destra (in verità è solo un caso, non mi sono mai preoccupato della par condicio che non si applica, per fortuna, ai blog).
La prima è contro il blocco del traffico, un blocco che è sempre più il blocco dei fessi. Stamattina ho visto decine di suv, auto vecchissime, furgoncini e camion scorazzare allegramente per Bologna, nonostante il blocco totale del traffico. Tutte con a bordo solo il conducente. Li ho visti dal finestrino dell'autobus, perché per me infrangere una legge, oltre che incivile, è un peccato, dal momento che a Cesare va dato quel che è di Cesare. Allora, o quando si impone una legge così restrittiva la si fa applicare rigidamente, rischiando anche di essere impopolari, oppure si dà un consiglio: se potete evitate l'auto, sennò pazienza. Ma non è giusto che a rispettarla siano solo gli onesti. Oggi oltre tutto è il giovedì santo e il blocco creerà non pochi problemi a chi voglia partecipare alle funzioni religiose. Ma evidentemente i 4 credenti praticanti rimasti a Bologna contano meno dei 40 mila tifosi del Dall'Ara.
E veniamo alla critica a destra: mentre si sfascia la costituzione disegnando un'Italia fatta di piccoli staterelli (credo nell'Al di là, e so che un giorno Garibaldi incontrerà Calderoli e Bossi, e quel giorno sarà memorabile), Storace lascia intendere che le prossime elezioni "potrebbero" essere falsate dalla presenza di un partito, guarda casa, di destra anche lui. Non mi piace l'uso del condizionale ambiguo: fa intendere che se vince Storace va tutto bene, se perde le elezioni sono false e da rifare. Il mio è forse solo un brutto presentimento, e spero di sbagliare, ma davvero mi auguro di non dover aspettare fino all'incontro di Garibaldi con Storace per togliermi il dubbio...
Di Carmine (del 22/03/2005 @ 22:36:16, in Media, cliccato 400 volte)
Mi piace molto l'ultimo brano di Moby, Lift me up, ha un bel ritmo e delle soronità pop eleganti che mi fanno pensare ai migliori Depeche Mode e a David Bowie (cioè quel poco che riesco ad apprezzare della musica pop). Mi piaceva molto anche Come stai di Vasco Rossi, probabilmente il miglior brano dell'ultimo album, un giusto equilibrio di rock e canzone d'autore senza però trascurare il testo (come invece accade in un Senso, capolavoro mancato, canzone inespressa che soffoca rigirandosi sullo stesso concetto fino alla nausea). E se continuo a ripensarci, mi rendo drammaticamente conto che le ultime canzoni che mi sono piaciute (a parte Bad Religion, Green Day, Ska-p che sono fuori competizione) sono quelle selte dalle pubblicità Vodafone. Il dubbio che a questo punto mi attanaglia non è essere o non essere (meglio essere, non c'è paragone, di gente che non è ma occupa spazio ne vedo sin troppa), ma: sono quelli della Vodafone che hanno buon gusto, o i miei gusti si sono tristemente spiacciati contro la livella massificante (uao, che bell'immagine da massmediologo) delle segreterie dei call-center? Non lo so. Mi angoscia, però, la questione. Decido di chiamare Fastweb. E poi Tim. E poi pure un fornitore che in segreteria ha un brano a 8 bit di Beethoven (brrr). Ascolto varie musichette. Mi riprendo. Non sono tutte uguali. Meno male. Siamo ancora liberi di scegliere, in fondo.
Di Carmine (del 18/03/2005 @ 21:03:03, in Media, cliccato 385 volte)
In questi giorni sui giornali e in tivù sta passando la pubblicità di un nuovo film, "Manuale d'amore". Il cast è veramente notevole: Carlo Verdone, Luciana Littizzetto, Sergio Rubini, Margherita Buy, e questa è una buona notizia perché secondo me il cinema italiano pecca molto di personalismo, una variante tipica delle province dell'impero dove il creativo fa da regista, interprete, produttore e autore dei film. Si pensi non solo a Verdone, Benigni, Nuti, Rubini, ma anche ai (tristi) episodi più recenti di comici televisivi che cercano di passare al grande schermo riciclando gag e battute con risultati desolanti.I casi di collaborazione tra autori sono rari, ma quasi sempre vincenti (mi vengono in mente il meraviglioso "Non ci resta che piangere" di Troisi e Benigni ma anche "Al lupo al lupo" con Verdone, Rubini e Francesca Neri). Ben vengano allora i film "cooperativi" che contrastino il filmoni americani, dove oltre tutto la presenza di più star è più una regola che un'eccezione. Tutto bene, allora? Non proprio. Penso che infatti non andrò a vedere questo film per tener fede ad un giuramento. Alcuni anni fa, promisi sollennemente che dopo una boiata pazzesca come "Il mio west", un film riuscito malissimo che sprecò nomi come Harvey Keitel e David Bowie mescolandoli maldestramente a Pieraccioni e Alessia Marcuzzi, mai più dicevo promisi che avrei visto al cinema un film di Giovanni Veronesi. Sperando di sbagliarmi, aspetto il dvd.
Mentre gli Italiani tirano un sospiro di sollievo si complimentano della lungimiranza della propria classe medica che ha ripetutatemente rifiutato di ridurre il seno di Sabrina Ferilli (come affermato da lei in Vanity Fair), mentre il governatore a vita Fazio (è appena passata la riforma del risparmio che conferma che per questa carica, come per i papa e i re, non c'è scadenza) cerca di spiegare a Berlusconi che quando dice che il problema in Italia non c'è crescita non si riferisce alla folte peluria sulla capoccia del premier, in parlamento rischia di passare (passerà, passerà) un'altra brutta legge di cui i più non sanno nulla. La casa delle libertà vuole infatti ampliare la libertà di uccidere animali innocenti estendendo il periodo della stagione della caccia, depenalizzando la caccia di frodo in zone protette, l'abbattimento e la detenzione di specie protette (ma allora che protezione è?), l'utilizzo di richiami vivi, eccetera eccetera. Una proposta talmente eccessiva che anche l'Arcicaccia si è ribellata. Insomma, in Italia non ci sarà più la caccia, si passerà direttamente al saccheggio. Ma chi se ne frega, abbiamo altro a cui pensare, noi. Su Vanity Fair ci sono nuove foto della Ferilli?
Si è presentata bella da mozzare il fiato, avvolta in un turbine scintillante e profumato di pollini e il suo sorriso è bastato a farci lacrimare gli occhi. Non per la commozione, ma per le allergie: ormai non è più il sole e il caldo ad annunciare la primavera, ma gli starnuti e le infiammazioni. Pazienza, tutto ciò che è bello spesso fa soffrire, dopo l'ostico e noioso inverno, arriva la seducente stagione dei fiori e dell'insonnia. Che non a caso è donna, donna come l'estate, donna come tutto ciò che ci piace, donna come ciò che ci mette allegria, che ci entusiasma, che ci fa innamorare. E che ci fa soffrire. Etchiuuuuu
Uno si ingegna per trovare spunti divertenti o trovate umoristiche, e poi si rende conto che la vita di tutti i giorni gliene offre di meravigliose. Ecco quello che mi è appena successo: voglio fare l'abbonamento ai servizi fastweb. Provo da Internet, saranno sicuramente ipertecnologici, farò tutto online, infatti va bene fino a quando non mi chiedono il numero di telefono. Ma io non ce l'ho, il telefono, è per questo che voglio fare l'abbonamento. Niente da fare, il sistema è implacabile: senza numero di telefono non si va avanti. La soluzione suggerita è quella di chiamare il 192192. Il che, per uno che non ha il telefono, è seccante. Avranno previsto un servizio per i cellulari, penso (ce l'hanno tutti, persino io): in effetti c'è, ma è a pagamento. Da rete fissa invece è gratuito. Considerando che, quando va bene, l'operatore risponde dopo un quarto d'ora di musichetta e voce suadente che invita a rimanere in attesa per non perdere la priorità ottenuta (ma quale priorità, che sto qui da dieci minuti!!!!!!), escludo l'ipotesi cellulare. Vado dalla mia ragazza e chiamo da numero fisso. E qui davvero Fastweb si supera nella sua roccambolesca comicità. Il servizio di attivazione non funziona da telefoni Fastweb, come quelli di mia sorella o della mia ragazza: per loro si passa automaticamaente al 192193, il servizio clienti. E io che non sono cliente, come faccio a diventarlo, chiedo all'operatore? C''è una sola soluzione, ammette candidamente: chiami da un telefono Telecom, o da un altro operatore della concorrenza. Attualemnte è l'unico modo di diventare cliente Fastweb.
Sempre che io ne abbia ancora voglia...
Di Carmine (del 11/03/2005 @ 19:46:49, in Gnius, cliccato 281 volte)
La nonnetta va a prendere il nipote all'asilo, torna a casa e scopre che un fuoristrada occupa il posteggio per disabili. Irritata dall'oltraggio, la signora si avvicina al mezzo e con le chiavi gli lascia un graffio sulla fiancata, senza per altro accorgersi che l'auto non è vuota e ci sono dei testimoni. È successo a Quattro Castella, vicino a Reggio Emilia.La storia è paradossale, per certi versi divertente, per altri inquietante. Ci sono tutti gli ingredienti della inciviltà in cui stiamo affondando. Prima di tutto, il fuoristrada, questo mostro che, come la parola stessa dice, non dovrebbe stare in strada, questo monumento alla prepotenza, allo spreco, alla disonestà (3 volte su 4 è di professionisti o imprenditori che scaricano le tasse facendolo risultare autocarro, suvvia non prendiamoci in giro). Il fuoristrada rappresenta bene il degrado della nostra cultura, è un esempio evidente della barbarie in cui stiamo precipitando, ci rappresenterà nei libri di storia: dopo l'età del bronzo, dell'oro, il medioevo e l'età moderna, l'era del fuoristrada. Stavolta perà il fuoristrada è vittima, perché, diciamolo pure, ormai sono talmente odiosamente ingombranti che finiamo per essere razzisti e intolleranti nei loro confronti. Poi c'è la violenza da giustizieri: graffiare un auto non è giusto, non è elegante, non risolve i conflitti, e non è neanche particolarmente furbo, se c'è qualcuno in auto. Poi c'è l'arroganza di chi occupa i posti macchina per disabili, e quella dei disabili, anche loro, che li ritengono una proprietà privata inviolabile. E sì, perché pare che anche il fuoristrada avesse il diritto di parcheggiare lì. Cosa ci faccia un disabile con un fuoristrada, o peggio ancora, come faccia il signorotto del fuoristrada a procurarsi un contrassegno da disabile, questa è un'altra storia. Con gli stessi brutti ingredienti.
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