|
Ci sono 1 persone collegate
|
<
|
settembre 2010
|
>
|
L |
M |
M |
G |
V |
S |
D |
| | | 1 |
2 |
3 |
4 |
5 |
6 |
7 |
8 |
9 |
10 |
11 |
12 |
13 |
14 |
15 |
16 |
17 |
18 |
19 |
20 |
21 |
22 |
23 |
24 |
25 |
26 |
27 |
28 |
29 |
30 |
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
Ascolto Gli spostati, su Radio 2 Sto leggendo L'uomo che guardava passare i treni, di Georges Simenon Ho appena visto Aiuto sono un pesce. Visto, rivisto, visto, rivisto...
09/09/2010 @ 18.59.38
script eseguito in 59 ms
|
|
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Qualcuno forse se ne sarà accorto: ho approfittato delle ferie per aggiornare la struttura di questo blog grazie al software opensource dblog, giunto alla versione 2.0. Le modifiche sono evidenti: la struttura è disposta su tre colonne, le classifiche sono meglio impaginate, è possibile leggere un'introduzione all'articolo per decidere se leggerlo tutto o meno, si possono vedere gli ultimi commenti inseriti...Su questo aspetto ero dubbioso, perché questo blog si conferma nel tempo molto letto ma poco commentato.
Personalmente sono soddisfatto; ma ovviamente, se ci sono dei suggerimenti da parte vostra, sarò ben contento di seguirli...A presto! Carmine
Il mare a Taranto si divide su costiere, quella salentina e quella jonica, che rappresentano due modi diversi di concepire la vita. La litoranea salentina, quella orientale che va verso Gallipoli, è fatta di gioiellini, piccole insenature con sabbia e scogli, dove l'acqua è bellissima e l'orizzonte limpido. Però si parcheggia dove capita, si sta stesi facendo attenzione a non finire con il piede sul naso del vicino (troppo vicino) di ombrellone, si finisce due volte su tre imbottigliati nel traffico. La litoranea Jonica che va verso Metaponto è fatta di chilometri quadrati di spiaggia: il fondale sabbioso dà però al mare un colore verdastro che ricorda Rimini, e in lontananza le sagome minacciose della città industriale rovinano la visuale. Però si sta larghi, si trova il parcheggio custodito a prezzi umani, si arriva percorrendo la statale 106 in pochi minuti senza alcun problema di traffico. La litoranea Jonica è da DS, è fatta di servizi, comodità, rispetto, monotonia: quella salentina è da Margherita, si spintona, sgomita, si litiga per un posticino al sole e un tuffo dallo scoglio in nome dell'acqua limpida.
Le spiaggie di destra sono quelle a pagamento, ordinate e prepotenti, mentre mi sto chiedendo qual'è la spiaggia da rifondazione. Probabilmente è un'isola meravigliosa immersa nel blu con una vegetazione rigogliosa. I rifondaroli stanno ancora discutendo a riva per capire come ci si arriva...
Di Carmine (del 25/08/2005 @ 18:58:59, in Sport, cliccato 298 volte)
In questi giorni ho letto della protesta degli operatori dello spettacolo contro lo spostamento delle partite di calcio di serie B al sabato. La lega, infatti, sempre più avida di denaro, ha deciso di spostare le partite al sabato per "spalmare il prodotto" e vendere più cari i diritti. Di questo passo, tutte le partite verranno giocate una dietro l'altra, in modo che il pollastro con pay-tv abbia modo di pagare da lunedì a domenica, orario continuato. Gli operatori di cinema e teatri temono che la serie B al sabato possa diminuire i loro introiti, che tradizionalmente si concentravano nel sabato sera. Può darsi, come può darsi che il calcio il venerdì sera danneggi le discoteche, quello alla domenica riduca i ricavi delle pizzerie e quello del lunedì stia sulle scatole ai vigili urbani che almeno quel giorno non avevano problemi. Oppure può darsi che a furia di spalmare, il prodotto perda sapore: e allora gli ex-tifosi come il sottoscritto torneranno in pizzeria, al cinema e al teatro perché di calcio non ne possono più.
Di Carmine (del 24/08/2005 @ 12:48:40, in Gnius, cliccato 295 volte)
Non mi occupo quasi mai di pettegolezzi riguardo ai cosiddetti vip, quelli che oggi si chiamano gossip, a meno che non mi diano lo spunto per qualche osservazione. Oggi lo spunto c'è: mi chiedo infatti se ci siano gli estremi per arrestare ed espellere dal paese il marito fedifrago di Sabrina Ferilli, non so, per alto tradimento alla patria. La Sabrina è un'opera d'arte nazionale e offenderla significa offendere il sentimeno patriottico. Siamo in milioni, in questi giorni, a porci la stessa domanda: ma come si fa a tradire la Ferilli? Già il tradimento è una cosa di per sè disdicevole; ma se pensiamo a scene da "Divorzio all'italiana", a matrimoni di interesse, a megere abbruttite, a donne irascibili e suocere coercitive, riusciamo anche non dico a giustificare, ma almeno a comprendere i mariti - e le mogli, il discorso è identico - che cascano nella scappatella. Ma il marito della Ferilli? Trovatemi una sola ragione che giustifichi quest'atto. Cosa si può trovare in un'altra donna che la Ferilli non abbia già in abbondanza? Sono esterrefatto. Già il marito stava antipatico a milioni di italiani invidiosi, anche perché ci aspettavamo che la Ferilli sposasse un adone prestante alto due metri con tre lauree, una cultura enciclopedica e miliardi a palate, una specie di Thor invincibile, e invece il tipo non sembra corrispondere. Poi addirittura si permette un'uscita così. Boh. Ripeto, il gossip non mi piace, mi sembra una violazione della privacy e non mi ci trovo a mio agio, per cui la faccio finita qui. Magari è tutto falso, è una trovata pubblicitaria, un fotomontaggio. Magari è una crisi passeggera che mi auguro si risolva presto. Ma se è vero, o il tizio ci spiega che l'ha tradita con Wonder Woman (ma allora vogliamo le prove, le foto dell'aereo invisibile come minimo) oppure è meglio che non cerchi la nostra comprensione.
Un fiasco prima o poi capita anche ai migliori. Solo che Aldo Giovanni e Giacomo c'avevano già regalato un mediocre "La leggenda di Al.." per cui ci si aspettava una ripresa, e invece. Invece Mi presenti Claudia è il più brutto film dei tre comici, ha tutti i difetti dei precedenti (regia artigianale, personaggi macchiettistici, colpo di scena a tutti i costi) senza averne le qualità (brio, ritmo, colonna sonora). I tre sono sempre gli stessi, il pignolo, il grezzo e il timido, ma questo non è un problema: anche Totò interpretava sempre se stesso. Semmai il problema è che mentre Totò viaggiava nel tempo e nello spazio cambiando continuamente contesti, sperimentava senza paura di rischiare, si confrontava con altri attori straordinari, guardava sempre ciò che gli accadeva intorno, i nostri tre si sono rinchiusi nel loro mondo di quarantenni che non hanno volgia di crescere e ci propinano per l'ennesima volta la solita minestra dell'amore conteso. La povera Cortellesi è ridotta a comparsa, fa quel che può nei panni del personaggio più logoro mai visto negli ultimi anni - Vanzina e co. esclusi - ma proprio non funziona, e persino Ottavia Piccolo è ridotta al turpiloquio più inutile (almeno De Sica fa ridere, qui siamo proprio alla parolaccia per mancanza di idee). Tutta la prima parte è una sequenza di stucchevoli sequenze con musica malinconica insopportabile sul mondo difficile dei quarantenni borghesi milanesi, con l'unica eccezione di Aldo che se non altro anima un po' con il personaggio del tassista (ma che idea! Ma dove li pescano?). Finalmente c'è un po' di vita quando i tre tornano a fare se stessi nel viaggio (aldo al volante, Giacomo dietro e Giovanni che borbotta accanto): la malinconia per tre uomini e una gamba diventa fortissima, ma questa è solo una sbiadita fotocopia ricca solo di turpiloquio e deja vù, con Aldo che ricorre persino al "miii, non ci posso credere..:" per ricordarci che è sempre lui e non una controfigura. Si arriva così al finale che dovrebbe essere imprevedibile e che invece risulta l'ennesimo buco nell'acqua di una scenggiatura imbrazzante e dilettantesca.
Se non avete ancora visto Mi presenti Claudia, non fatelo: piuttosto noleggiate Chiedimi se sono felice, quello sì che era un film. Se invece volete spendere un'ora e mezza di noia e volgarità con quelli che sono stati tra i milgiori comici italiani, fate pure. A me non resta che sperare che i tre finalmente si affidino ad un regista che sappia valorizzarli e ad uno sceneggiatore che porti qualche idea nuova. Perché questa minestra riscaldata comincia a puzzare di andato a male...
Coraggiosa svolta di Ozptek che in "Cuore sacro" decide di immergersi nell'universo femminile e, come se questo non fosse già abbastanza rischioso, contamina questo viaggio con una riscoperta della spiritualità e del senso religioso. Dico subito che ad un progetto così ambizioso non corrisponde una piena riuscita: il film è girato bene, montato con sapienza e si avvale di un paio di momenti molto riusciti (in particolare il gusto "pasoliniano" dei lunghi primi piani degli umili, dei poveri, dei diseredati regala qualche emozione), ma la sceneggiatura barcolla, esita di passaggi e personaggi poco essenziali, tende a strafare. Il film ha tre "movimenti": una introduzione in cui vediamo il mondo, asettico, freddo e spietato della protagonista; una fase centrale in cui ci viene mostrato l'incontro che cambierà la sua vita; un finale che ci racconta la redenzione e la nuova vita. Ebbene, la parte migliore del film, la seconda, è risolta in poche sequenze, belle e intense ma assolutamente compresse tra l'ipertrofica prima parte (basta una battuta, uno sguardo, a raccontarci di una donna in carriera, come ci hanno insegnato a Hollywood: invece il film indugia in riunioni, discorsi, relazioni, con un suicidio iniziale di due vittime dell'azienda "squalo" della protagonista assolutamente superfluo e inutile alla vicenda) e un finale che sembra non arrivare mai. Prima di arrivare alla conclusione (bella ma forse un po' forzata, comunque non voglio rivelarvela), il regista si perde in un viaggio nelle miserie di Roma che gli sta a cuore ma rappresenta un freno alla storia, in una serie di sequenze dai toni religiosi esasperati (la citazione della pietà nella protagonista che raccolgie un vagabondo, lo spogliarsi francescano in metropolitano) che soprattutto, ripeto, non aggiungono niente: a quel punto ormai abbiamo capito che la protagonista è cambiata. Altra nota dolente i personaggi: a parte la protagonista, adatta al ruolo con quegli occhi tristi, e la ragazzina che l'accompagna nella parte centrale, tutto il resto risulta forzato e fuori luogo: la zia cattivissima è una Crudelia Demon solo un po' più antipatica, il sacerdote è quasi ridicolo (un fotomodello che fa il prete operaio è veramente la peggiore cosa che abbia mai visto da Ozpetek), il personaggio del vagabondo matto sembra solo una divagazione fastidiosa.
Insomma, da un film intenso che poteva essere un capolavoro, un pasticcio a tinte fosche: l'impressione è che Ozptek abbia fatto tutto di testa sua, facendosi prendere dalla storia anziche dirigerla. E questo, nel cinema, non porta mai buoni risultati.
Di Carmine (del 18/08/2005 @ 19:02:54, in Tivvù, cliccato 299 volte)
Ero convinto che ormai fosse stata definitivamente archiviata, che l'ultima versione a 35 mm appartenesse a qualche collezionista facoltoso. Credevo che ormai l'invincibile "quante cose al mondo vuoi fare" della Tassoni fosse l'ultimo paleospot ancora esistente: e invece no. Ieri, intorno a mezzanotte su una rete Rai l'ho visto, lui, con il suo sguardo imbecille e il vigile nervoso che fischiava e si sentiva dire: devo dipingere una parte grande, mi serve un pennello grande. Incredibile. Non so quanto costi un passaggio televisivo in Rai ad agosto oltre le 23, ma voglio ringraziare i programmatori che mi hanno consentito questo viaggio nel tempo e mi hanno fatto addormentare sognando grandi pennelli.
La tribù dei visi pallidi si aggira intorno al ferragosto nervosa, irritabile, con l'occhio fisso sull'orologio e una tendenza inconsueta a rimandare tutti gli impegni gravosi. Di tanto in tanto i suoi membri vengono sorpresi a fissare poster e cartoline con un sorriso ebete sul viso. Stanno bene con i loro simili con i quali conversano per ore dei vantaggi dell'aereo sul treno e degli hobby da riscoprire e valutare. Viceversa entrano immediatamente in conflitto con i loro acerrimi nemici, la tribù dei musi neri. Questi ultimi hanno un'aria riposata, capelli luminosi e pelle abbronzata, ma a contraddistinguerli è soprattutto il velo di malinconia che traspare da ogni loro azione. I musi neri sospirano continuamente, sotto il neon asettico dell'ufficio come di fronte alle polpette rosa della mensa, blaterano continuamente di mollare tutto e partire per aprire un pub in Costa Rica, la mattina inclinano la testa e fissano il monitor senza accenderlo. Anche loro stanno bene con i loro simili, con i quali discutono della scarsa lungimiranza di chi va in ferie tardi e prende sono cattivo tempo e del fatto che a luglio il mare, la montagna, i laghi e tutto l'universo (tranne gli uffici) è senz'altro più bello. Ovviamente si può passare da una tribù all'altra, ma solo in momenti specifici: questo fine settimana si aprirà l'ultimo portale spazio temporale che permetterà ai visi pallidi rimasti in giro di passare dalla parte dei musi neri, mentre questi ultimi, con il tempo, torneranno a essere visi pallidi. Per riaffrontarsi a settembre, quando i (nuovi) musi neri non avranno voglia di lavorare, e i visi pallidi invece smanieranno e si lamenteranno di tanta inefficienza. Ma questa è un'altra storia: adesso, se permettete, mi avvicino al portale...
Dopo il blocco dei traghetti a Messina e gli scontri a Genova, i tifosi del Bologna si prepararano ad una violenta forma di contestazione: hanno annunciato che per protesta non metteranno il formaggo sui tortellini per tre giorni.
Il Tas ha dato il via libera al mercato della Roma. Un'ottima notizia per la società capitolina, che viste le precarie condizioni economiche ha già previsto la vendita degli armadietti degli spogliatoi, dei calzini usati l'anno scorso e di un phon appartenuto a Bruno Conti.
Si sono estinti gli stambecchi nel parco di Cortina, grazie alla provincia autonoma di Bolzano che ha autorizzato alcuni bracconieri a sterminare gli ultimi esemplari. C'è preoccupazione tra gli abitanti della zona, che si domandano a chi spareranno l'anno prossimo per dilettarsi i simpatici cacciatori.
Giro di vite nella Margherita per impedire ulteriori esternazioni sulla morale di alcuni suoi componenti: d'ora in poi i dirigenti saranno obbligati ad andare in giro sempre muniti di cappellino e dovranno bere molta acqua.
L'agenzia di rating Standard & Poor ha declassato l'Italia per lo scandalo di Banca d'Italia e l'aumento del debito. Pronti i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato.
Controllo, controllo, controllo! Solo qualche giorno fa da quasi tutti gli esponenti del governo e da una parte dell'opposizione si alzava un coro unanime che chiedevano maggiori poteri all'autorità giudiziaria e alle forze dell'ordine per combattere il terrorismo. Le giustificazioni sono state ampie e diversificate, occorre conservare i tabulati telefonici, registrare tutto, leggere le email, piazzare videocamere e microfoni ovunque, perchè solo così è possibile snidare chi pianifica possibili nuovi attentati. Di fronte alla tragedia di Londra e alla concreta minaccia, pochi hanno osato contraddire queste voci, ed in parlamento è stata approvata una legge che, per sintetizzarla brutalmente, sacrifica la privacy per aumentare la sicurezza, o almeno se lo propone. Privacy! Privacy! Privacy! Passano pochi giorni e dagli stessi schieramenti politici si alza un coro che si oppone contro lo strapotere della magistratura che ascolta, registra, sbircia, come un grande fratello opprimente e pericoloso. Il riferimento, è evidente, è alle intercettazioni telefoniche relative alle operazioni per l'acquisizione della Banca Antonveneta. Insomma, decidiamoci. O controllo o privacy, o meglio ancora un ragionevole compromesso di entrambi. L'importante è rispettare quel principio obsoleto e retrogrado a cui qualche nostalgico come me tiene ancora: la legge è uguale per tutti. Per un cittadino di origine mediorientale come per un alto dirigente bancario. O no?
|
|
|