Il blog di Carmine Caputo
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 W la foca... di Francesco
 
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Siamo tutti nella stessa barca, solo che c'è chi muore di fame nella stiva e chi prende il sole e sorride al timone.

Carmine Caputo
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Progetti per l'estate. Quest'anno...

 Compro un'isola greca e ci passo le ferie
 Viaggio esotico il più lontano possibile
 Capitale europea: breve vacanza ma intensa
 Mare, mare, fortissimamente mare
 Montagna. Ho bisogno di aria fresca
 Centro benessere, Ho bisogno di coccole
 Resto a casa, ho i soldi appena per un'aranciata

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Gli spostati, su Radio 2
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L'uomo che guardava passare i treni, di Georges Simenon
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Aiuto sono un pesce. Visto, rivisto, visto, rivisto...





07/09/2010 @ 21.53.02
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\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carmine (del 30/11/2006 @ 21:19:38, in Media, cliccato 380 volte)
Una volta si distinguevano i libri più smaccatamente commerciali per la presenza sulla terza di copertina della foto dell'autore. Se il viso conosciuto di una star che non disdegna salotti televisivi ed è così simpatico nel promuovere l'opera vale più di quest'ultima, conviene puntare sul nome.
Niente di male, per carità, sono strategie di marketing che puntano soprattutto ad accalappiare il regalatore di libri, quello che non li legge ma li regala a Natale per darsi un tono.
Adesso però le case editrici hanno fatto un passo avanti, e il faccione dell'autore lo piazzano addirittura in copertina: mi è capitato di dare un'occhiata ad un libro con la Gruber, uno con Morelli e un altro con Signorini, lo specialista dei pettegolezzi.
Per quanto mi riguarda, si tratta di un bel passo avanti: adesso posso evitare i libri sgradevoli senza dover sbirciare la terza di copertina...
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Di Carmine (del 26/11/2006 @ 19:01:30, in Brevissime, cliccato 367 volte)
Corrado Guzzanti propone una straordinaria serie di sketch televisivi al cinema; Aldo Giovanni e Giacomo riescono a piazzare un probabile campione di incassi registrando le loro ultime fatiche teatrali. Sarò all'antica, ma io vado al cinema per vedere dei film, di televisione ce n'è già abbastanza...in televisione.
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Di Carmine (del 22/11/2006 @ 21:31:55, in Redazionale, cliccato 388 volte)
Una comunicazione di servizio a tutti i navigatori, abituali o casuali, di questo blog.
Forse avrete notato nei giorni scorsi la comparsa di commenti in inglese farneticanti con link a chissà quali zozzerie. Si tratta di programmi automatici che sparano questi messaggi su tutti i blog che trovano sul loro cammino, sperando che qualcuno prima o poi clicchi sui loro link.
Per fortuna però i programmi automatici sono stupidi, e si bloccano di fronte alla richiesta di leggere un'immagine e inserire un codice. Perciò ho introdotto un aggiornamento, prontamento sviluppato dalla preziosa community di dblog, che introduce un campo da compilare prima di inserire il commento.
Questo però vorrà dire che i lettori che vorranno inserire dei commenti dovranno avere la pazienza di fare questo passo in più: spero non vi annoi molto, è un piccolo male necessario per tenere fuori questi zozzoni.
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Di Carmine (del 20/11/2006 @ 16:15:55, in Sport, cliccato 348 volte)

Caro Roberto,

perché mai dovrei rischiare di farmi male in Ucraina, perdere malamente un confronto con Henry, fare innervosire il mio presidente e lo sponsor, andare a prenderle da quei rudi degli scozzesi o congelarmi nel freddo polare della Lituania, quando posso starmene a casa, lasciare che altri si facciano un mazzo così per conquistare la qualificazione, presentarmi con la mia maglia numero dieci fuori forma e svogliato, segnare al massimo un rigore e vincere nel tripudio dei tifosi che invocano il mio nome?

Firmato Er Pupone.

PS. Al limite un salto alle Isole Faoer ce le faccio, Ilary non c'è mai stata...

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Di Carmine (del 17/11/2006 @ 20:12:14, in Media, cliccato 355 volte)
In questi giorni si è tornato a discutere di videogiochi in seguito ad un'inchiesta di Panorama che puntava in particolare il dito contro Rule of Rose, un gioco sadico e violento.
Ora, a parte qualche precisazione (il videogioco è vietato ai minori e la protagonista non è una bambina ma una diciannovenne), non ho motivo per dubitare che si tratti di una porcheria. Non lo conosco, ma leggo che si tratta di un gioco che mescola orrore, sadismo, violenza, strizzando l'occhio alla pornografia senza mai avvicinarsi, come tipicamente fanno i prodotti giapponesi.
Ma il punto è un altro: parlamentari, consumatori e benpensanti uniti hanno cominciato a scagliarsi contro il videogioco, regalandogli una visibilità insperata. Ma perché queste stesse anime pie non fanno lo stesso anche contro i giornali, i film, i romanzi e la televisione che veicolano gli stessi contenuti?
Per il vetusto luogo comune per cui i giochi, in specie quelli elettronici, sono per bambini. Non è così. Il gioco è altro da sè, è finzione, e fingere di essere quello che non si è, e di ciò si ha bisogno sempre, non solo da bambini. Sono d'accordo che certi estremi vanno censurati, perché neanche un adulto ha il diritto ad accedere, per esempio, a contenuti pedopornografici, neppure se sono virtuali.
Però ricordiamoci che è un gioco, e se sparo ad un astronave, sfascio un palazzo o investo un passante in un videogioco, non vuol dire che lo farò anche nella vita reale.
C'è un gioco antico in cui si uccide la moglie del rivale, se ne distruggono torri e cavalli, si massacrano i suoi soldati e i suoi uomini di fiducia. E però non venite a dirmi che tutti i giocatori di scacchi sono guerrafondai, suvvia...
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Di Carmine (del 15/11/2006 @ 21:17:42, in Pollitica, cliccato 353 volte)
Mi piace questo governo.
Non mi piace questo governo.
Mi piace questo governo.
Non mi piace questo governo.
Mi piace questo governo.
Non mi piace questo governo.
Mi piace questo governo.
Non mi piace questo governo.
Mi piace questo governo.
Non mi piace questo governo.

Niente paura, non sono impazzito e neanche sono passato all'UDC; è che sto seguendo gli sviluppi della finanziaria e le continue modifiche.
Ecco, ora mi piace.
No, no, adesso non più.
Ecco, meglio.
Non così non va...
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Di Carmine (del 11/11/2006 @ 15:09:58, in Media, cliccato 316 volte)
Sono un discreto lettore di free-press. Mi riferisco a quei giornalini gratuiti pieni zeppi di pubblicità che vengono distribuiti in giro. Qualitativamente sono piuttosto scarsi (copiano e incollano pari pari molte agenzie e articoli di praticanti/stagisti/aspiranti), però a caval donato non si guarda in bocca. A dire il vero, non è solo il fatto che siano gratuiti a piacermi (in fondo un quotidiano costa meno di un caffé), anche perché erano gratuiti anche quei giornalini pieni di annunci che andavano di moda qualche anno fa e li prendevo solo per pulire i vetri.
La free-press mi piace perché risponde ad un'esigenza, quella di leggiucchiare qualcosa di fretta in autobus, o in pausa pranzo, o addirittura nel parcheggio. Non ti mette l'ansia delle novecento pagine di un quotidiano, tra le quali devi immergerti per trovare quello che ti interessa, sommerso come sei di editoriali, promoredazionali e chiacchiere da uffici stampa; e poi non ti lascia neanche lo scrupolo di coscienza di averne letto solo il 3%. C'è un risvolto della medaglia spiacevole, però. La free-press è imprevedibile: non nei contenuti, ma nella distribuzione. Rilanciando il ruolo strategico del vecchio strillone, sostituito da immigrati con i polmoni più grigi del sacchetto di un aspirapolvere, il giornale gratuito si recupera la mattina agli incroci. E allora può capitare di perdere la copia perché il verde scatta prima che arrivi il tuo turno: oppure perché il distributore è distratto. Oppure, e questa è la mi situazione, perché un giornale prende il posto si un altro. Questo è il mio caso: il semaforo di Via San Donato (otto strade che si intersecano e una porta medievale in mezzo, sembra un dungeon fant-horror più che un incrocio), da sempre presidiato da City, il mio giornalino preferito, da qualche tempo è stato conquistato da Metro. Il cambio non mi soddisfa, Metro praticamente non ha notizie locali, dedica spazi a viaggi e costume e sa molto di accrocchio (almeno City e Leggo una linea editoriale molto vaga ce l'hanno).
Rivoglio City.
Come? Dovrò cambiare strada, evidentemente.
Chissà che il traffico non si possa misurare anche da questo.
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Di Carmine (del 07/11/2006 @ 21:04:17, in Ma come parli?, cliccato 312 volte)
Avete presente i quiz di Mike Bongiorno?
C'è lui, il giudice imparziale, il campione e lo sfidante. Bene, perché lo sfidante, in italiano, è colui che sfida. Lo sfidante dunque è una persona, al limite un animale che attacca il capobranco per prenderne il posto. Non può essere un progetto, un prodotto o un'idea.
A meno che voi non vi occupiate di marketing e amiate scimmiottare l'inglese (le due cose sono spesso collegate). Allora improvvisamente tutto ciò che occupa lo spazio semantico tra insignificante e irrangiubile diverrà sfidante. Questa è una richiesta sfidante. Questo sì che è un patto sfidante.
Che c'entra l'inglese? In inglese il participio aggettivato challenging (dall'inglese medievale chalengen che a suo volta viene dal normanno chalenger e quindi dal caro latino calumniari) vuol dire sì sfidante, come per gli italiani, ma anche "che pone in una condizione di sfida". In effetti se uno ti calunnia ti sfida a dimostrare il contrario, per difendere la tua dignità: l'etimologia non mente mai. Ma in italiano? In italiano si può usare impegnativo, stimolante, provocatorio, interessante, provocante...Non sfidante.
Anche perché certi esperti di marketing non subiscono una calunnia: se qualcuno li considera degli imbecilli, sta descrivendo un fatto.
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Di Carmine (del 03/11/2006 @ 21:40:13, in Personal Edition, cliccato 342 volte)
C'è stato un periodo a cavallo tra gli anni settanta e ottanta in cui le riviste pullulavano di reclame di oggetti curiosi: le scimmie di mare, gli occhiali per vedere attraverso i muri, il profumo per sedurre le donne, i semi per le fragole magiche e i libri del club dei lettori.
Incredibilmente, venticinque anni dopo, questi ultimi sopravvivono.
Devono avere trovato una nicchia di mercato, se c'è qualcuno disposto a leggere un buon numero di libri scelti da altri. Perché di questo alla fine si tratta: si parte con Baricco ed Eco, si finisce con i manuali per il giardino giapponese.
Spero solo che non campino di espedienti, come quella società di cui preferisco non fare il nome che mi ha mandato un sabato mattina due rappresentanti a casa. Ho aperto loro solo perché aspettavo mio fratello, altrimenti avrei risposto loro come rispondo ai testimoni di Geova (lo so che la fine del mondo è vicina, fratello, è per questo che non voglio sprecare neppure un minuto con te). Mi hanno raccontato tutta la solita solfa su quanto meraviglioso sia questo club, e io solo per gentilezza li ho fatti sedere e chiacchierare. Poi, quando hanno capito che non avrebbero spuntato nulla, uno di loro mi ha presentato un modulo (carattere 4, testo fittissimo) chiedendomi di firmarlo: non era un acquisto, mi ha spiegato, ma solo un documento con cui affermavo di aver ricevuto la loro visita e di aver preso visione dell'offerta. Ci serve solo per documentare di essere stati in giro a presentare il prodotto e non a spasso, mi hanno spiegato i due ragazzi, cercando di impietosirmi con la storia del lavoro precario. E va be', ho pensato, purché ve ne andiate. Ovviamente il pomeriggio stesso mi sono reso conto di aver aderito al club. Avrei ricevuto un libro al mese o giù di lì ad un prezzo vantaggioso, e se non mi piaceva potevo rispedirlo indietro a mie spese.
Ho immediatamente inviato una raccomandata con ricevuta di ritorno esercitando il diritto di recesso e annullando il contratto.
Ma quanti vecchietti leggono un contratto scritto in corpo 4 presentato da un miserevole e falso farabutto?
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Di Carmine (del 01/11/2006 @ 16:42:59, in Personal Edition, cliccato 370 volte)
I nordici sono fondamentalente un popolo di quaquazzoni.
Cioè si fanno facilmente spaventare, e un po' sembrano anche goderne. Nel lago di Lochness speculano sull'esistenza di un mostro, quando in fondo al lago di Garda al massimo ci trovi qualche pregiudicato e un po' di scarichi edili.
Il loro romanticismo evocava fantasmi e cimiteri, il nostro battaglie e belle donne. Si fanno spaventare da film che definiscono horror ma che sono solo orrendi: toh, c'è una vecchia casa abbandonata vicino ad un cimitero, una porta che cigola e una inquadratura in soggettiva, vuoi vedere che salta fuori il morto con le fauci insanguinate?
Se un americano vede un morto grida disperato e si fa venire l'esaurimento nervoso, se lo vede un napoletano gli chiede i numeri per il lotto. Sarà questione di clima, forse, ma voi ce lo vedete un film di zombie ambientato a Reggio Calabria? La malavita li farebbe fuori in venti minuti, figurati se ci facciamo rubare il mercato da quattro cadeveri.
Perché dico tutto questo? Perché odio Halloween. E' una festa demenziale, da quaquazzoni mangia zucche rincitrulliti. Non ha l'eleganza del Carnevale, non ha lo spessore spirituale della festa di Tutti i Santi, in cui dovremmo riflettere e meditare - credenti e non - su chi ci ha preceduto in questa avventura terrestre.
Halloween serve a vendere quaderni, giocattoli e pupazzi, ma anche a forgiare subito dei piccoli, spaventati quaquazzoni. Insegnamo loro subito ad avere paura, terrore, angoscia: da bambini è una zucca, da adulti sarà il terrorismo islamico, la sars o gli immigrati.
Odio Haloween, e chissà, forse lo odia anche Michael Moore.
Viva il carnevale e le zucchine (quelle lunghe e saporite, magari fritte, non quelle arancioni e insipide dei quaquazzoni del nord).
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