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Ascolto Gli spostati, su Radio 2 Sto leggendo L'uomo che guardava passare i treni, di Georges Simenon Ho appena visto Aiuto sono un pesce. Visto, rivisto, visto, rivisto...
07/09/2010 @ 22.17.17
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Carmine (del 30/03/2007 @ 12:16:05, in Tivvù, cliccato 309 volte)
Un bel film surreale di Woody Allen tornato a graffiare con un sarcasmo amaro ma mai sgarbato o gratuito (Harry è a pezzi). Un film duro ma profondo di quel regista geniale e un po' sottovalutato che è Bob Thornton (i più lo ricorderanno come interprete di Babbo Bastardo: è anche un ottimo attore): Lama tagliente. Sono due film proposti ieri dal palinsesto televisivo gratuito: il primo su Rai Uno, il secondo su Rete 4. Be', allora, non possiamo poi lamentarci più di tanto, c'è ancora del buon cinema trasmesso nella tanto bistrattata televisione. Calma, ragazzi: il film di Woody Allen è stato trasmesso alle 2,40 del mattino, quello di Thornton alle 2,20 su Rete 4. Per far spazio a cosa, direte voi? All'infinito Medico in famiglia (non me ne voglia Banfi, ma io lo preferivo quando cantava Filumena da Canosa in film non proprio intellettuali ma genuini) e a "Io sto con gli ippopotami", prima serata Rete 4, trasmesso per la tredicimilesima volta. Perché ci si comporta così? La risposta è in quello strumento ridicolo e privo di ogni fondamento scientifico chiamato Auditel, che da anni mortifica il cinema in tv. Lo scrissi quasi dieci anni fa per una sfortunata tesina all'Università. Sono ancora qui a ripeterlo... PS Ieri è stato trasmesso un altro bel film: "Scuola di spie", su La 7. Alle 14. Ma andate, va...
Di Carmine (del 29/03/2007 @ 11:15:39, in Tivvù, cliccato 310 volte)
Sono bloccato a casa con una noiosa influenza gastrointestinale, e non mi dilungo nei dettagli, sapete a ciò che mi riferisco. Basti sapere che la cosa più buona che ho mangiato negli ultimi tre giorni è stata una fetta biscottata, e anche se comincio a sentirmi meglio, preferisco starmene isolato perché pare sia piuttosto infettiva (e se becco quello che me l'ha passata...) Insomma, è in queste circostanze che guardo un po' più di televisione del solito, anche perché ho mal di testa e non riesco a leggere (e neanche a scrivere: sto facendo uno sforzo pazzesco per questo post, ma chi me lo fa fare). Insomma, tutte queste chiacchiere per dire che, complice la mia situazione interna, visto il mio approccio più attento al video, ho scoperto una pubblicità meravigliosa: quella dello scoiattolo che prende una gomma da masticare e con un peto ghiacciato riescie a spegnere l'incendio nel bosco. Il ritmo è perfetto, la costruzione drammatica e incalzante, il tono quasi epico...Bellissima. Dai tempi di un'altra pubblicità per la stessa marca di gomme (quella in cui un tizio vinceva al lotto gridando yes, yes, e uscendo fuori in strada finiva schiacciato da un auto che precipitava dal cielo) non mi divertivo tanto. Bravi.
Mattina grigia, lunga giornata di lavoro che si dipana in prospettiva, noia, stanchezza. L'autoradio trasemtte le informazioni sul traffico, ogni tanto fa bene ascoltarle e e consolarsi pensando di non essere sulla tangenziale di Mestre o a Corso Malta a Napoli, tutto a un tratto un campanellino riattiva una connessione neurale e mi sveglia. La voce alla radio, atona e piatta, ha consigliato di evitare un incidente sulla tangenziale di Milano "bypassando la zona" tramite un percorso alternativo. Bypassando? Vuol dire passare cantandìo bye bye? Intervenire sul cuore di una zona con un apparecchietto che ne sostiene l'apparato cardiaco? Ma fatemi il piacere, voi e i vostri consigli sul traffico. Io gli incidenti li evito, li aggiro, li schivo, al massimo, se sono in vena poetica, li eludo. Ma non li bypasso. Bye Bye, passo. E chiudo.
L'altro giorno, osservando il mobiletto del bagno che raccoglie per un 5% miei oggetti (schiuma da barba, rasoio e dopo barba) e per il 95% prodotti di mia moglie, sono arrivato alla conclusione che le donne dispongono di più corpi. Loro ce lo tengono nascosto, è un segreto ancestrale che si tramandano dalla notte dei tempi, ma ogni tanto mettono da parte un corpo e ne tirano fuori un altro, apparentemente identico. Ecco perché i loro armadi sono sempre pieni e ci impediscono di avvicinarci. I corpi sostitutivi possono anche essere smembrati, suppongo, e disposti in vari sacchetti. La spiegazione logica è molto semplice e chiarisce anche il mistero di quattro balsami, sei bottiglie di shampo e una quantità non definita di creme per la pelle. Con tutti i corpi che hanno, è ovvio che hanno continuamente bisogno di nuovi vasetti, idratanti, antilucido, notte, giorno, pomeriggio, pomeriggio nuvoloso, antirughe, antinvecchiamento, antiringiovanimento, antimarito. Ed ecco anche spiegato perché hanno bisogno di almeno 15 paia di scarpe a testa: le varie coppie di piedi non sono perfettamente identiche, ci sono quelli più consumati e quelli meno, e quindi hanno bisogno di scarpe adatte ad ogni paio di piedi. Cari amici maschi, spero che questa rivelazione abbia chiarito in voi tanti dubbi. Non siamo poligami, abbiamo compagne policorpi. Ma - so quello che state pensando, rassegnatevi - la testa quella no, quella è sempre la stessa.
Di Carmine (del 23/03/2007 @ 21:03:10, in Media, cliccato 328 volte)
C'è il piccolo scatolotto giapponese che da anni continua ad autodefinirsi "geniale"; c'è l'utilitaria francese che in uno spot radiofonico simula un oscar in cui vince tutti i premi; ci sono gli stilisti che si compiacciono di stupire, scandalizzare, provocare, ma mostrare abiti, mai. Una volta si pensava che la pubblicità servisse a vendere. Poi è cominciata l'era del customer care, della gestione del cliente, e la pubblicità, più che conquistare nuovi clienti, serviva a fidelizzare i vecchi e a far comprare loro nuovi prodotti consumando sempre di più. Adesso, le pubblicità più - non tutte, ma è una tendenza evidente - servono ad autocompiacersi. Chi dirige le aziende vuole sentirsi dire quant'è bello, bravo e furbo, e se lo dice da solo. Forse è anche per rassicurare gli investitori, ma l'impressione è che lo spot sia un trofeo da esibire in consiglio d'amministrazione, al club con gli amici, in business class, mostrando la rivista patinata: questa è la mia azienda, sa. Siamo bravi, belli e furbi. Tanto più che non si investe, come la teoria economica insegna, quando le cose vanno male, ma quando i risultati sono buoni e si vuole celebrarli, buttando via il denaro inutilmente. Più o meno quello che qualche anno ripetevano compiaciuti i giganti della Sony, finché non si sono resi conto che i consumatori compravano ormai solo Samsung. Perchè non saranno belli e bravi quanto certi direttori, ma i consumatori sono furbi eccome...
Immaginate per un attimo di essere famosi: io l'ho fatto, e mi sono reso conto di non avere una vita adeguata. Penso già al fotografo che chiama al collaboratore. "Allora?" "Buone notizie, capo. L'abbiamo pizzicato due volte con le dita nel naso". "Tutto qui?" "Be', la seconda volta era un bel primo piano". "Non basta". "Ho un informatore che sostiene di averlo sentito scoreggiare in autobus" "Hai la registrazione?" "No..." "Allora non so che farmene. Passami l'agente speciale X" "Pronto?" "Allora, abbiamo ottenuto qualcosa?" "Qualcosa c'è. Sembra si sia guardato online un po' di donnine nude". "Ottimo! Su quali siti? Siti per pervertiti, perversi, maniaci?" "La Repubblica e il Corriere, capo". "Al diavolo. E in tivù?" "In tivù l'abbiamo pizzicato a guardarsi un servizio in tarda serate sulle letterine". " Se non c'è di meglio..." "Ehm...capo..." "Si, agente X?" "Durante il servizio dormiva." "Maledizione..." Mi rendo conto che sarei un famoso di una noia mortale, senza neanche un vizio ricattabile. E forse è proprio per quello che non diventerò mai famoso...
Buttare via la biancheria sporca in un angolo della stanza, farsi la doccia senza chiudere la cabina e sgocciolando ovunque, lasciare tracce di sapone ovunque e l'asciugamano per terra, macchiare distrattamente lo specchio e non ripulire la scia del dentifricio nel lavandino... Non c'è niente da dire, ogni tanto una serata in albergo fa bene.
Di Carmine (del 14/03/2007 @ 18:23:39, in Tivvù, cliccato 396 volte)
Uno si sforza di essere creativo, di scrivere storie memorabili nei pochi secondi di tempo che il media planner gli concederà, cerca testimonial efficaci e slogan che restino impressi e gingle orecchiabili. Poi arriva un ometto che taglia al volo ananas e lattine, e il vostro lavoro scompare, e lui passa alla storia. Dall'uso eccessivo ma inevitabile di termini inglesi avrete capito che sto parlando di pubblicità, ed in particolare di uno spot che va in onda sui canali locali, e che ho scoperto riscuote un successo straordinario: Miracle Blade. Si tratta di un set di coltelli, ma questo non conto, nell'era della comunicazione globale è la pubblicità che conta, non il prodotto. Lo spot, che dura qualche minuto per cui può essere assimilato ad una televendita, presenta da anni un baffuto tizio americano che con aria paciosa taglia qualunque cosa con questi coltelli. Sarà la mnetafora del cavaliere invincibile, sarà la precisione e la velocità con cui affetta la cipolla (se si provassi io perderei un paio di dita almeno), sarà la spregiudicatezza e l'eleganza con lancia un ananas e lo taglia in due al volo: quest'uomo è già cult. Pochi posseggono le lame miracolose - il nome è una promessa impegnativa, ma che volete farci, sono americani, gli stessi che hanno battezzato le bombe intelligenti e "la squadra dei sogni") - ma tutti conoscono l'ometto. Personalmente lo guardo di tanto in tanto con immutato piacere, nella speranza che l'abbiano aggiornato e che magari ci sia qualche scena in più dopo il massacro del tacchino e l'affettamento multiplo delle cipolle. Ma anche se ciò non accade, trovo rassicurante che tra riscaldamento totale, guerra al terrorismo e crisi economica, il vecchio zio sam ci proponga anche qualche i suoi rassicuranti, invincibili coltelli: tutto cambia, ma i Miracle Blade sono sempre lì, nella cucina dell'ometto baffuto.
Di Carmine (del 12/03/2007 @ 19:46:27, in Gnius, cliccato 294 volte)
La città di New York ha messo al bando la parola "nigger", negro. Si tratta di un divieto, votato all'unanimità dal consiglio della città, che più che altro è un atto di indirizzo, dal momento che non ha valore di legge. L'iniziativa ha acquisito vigore dopo uno scellerato intervento di un attore - che ha cominciato la carriera facendo cabaret per le truppe al fronte - un Michael Richards, che è intervenuto in un club di Las Vegas insultanto appunto le persone di colore nero. L'aspetto più insolito di questa vicenda è che il termine è particolarmente in voga soprattutto tra i giovani di colore, che l'hanno mututata dal rap, dall'hip hop e da comici quali Chris Rock, che ha risposto a chi gli chiedeva un parere che continuerà a parlare come gli pare. Ora, che occorra sempre e comunque condannare il razzismo, è argomento fuori discussione. Ma si può cancellare una parola per farlo? I rigurgiti proibizionisti dell'America puritana ritornano di tanto in tanto, ma gli effetti sono sempre controproducenti: il fascino delle parolacce sta nel fatto che sono proibite, e metterle al bando le rende solo più eccitanti agli occhi di qualche adolescente frustrato del Queens. Se mettiamo al bando la parola guerra, odio, violenza, stupro, e così via, vedremo forse scomparire questi eventi? Non credo proprio. Al limite si troverebbero nuovi sinonimi: se l'obiettivo del consiglio di New York è quello di arricchire il vocabolario, allora è una buona idea, cerchiamo nuovi modi di insultare le persone di colore... PS Nigger deriva dal latino niger, nero, diventato negro in spagnolo e portoghese dove vuol dire generalmente nero, mentre all'inglese è arrivato tramite il francese antico negre. E' un termine che si trova negli scritti di Joseph Conrad, Mark Twain e Charles Dickens, tre gangsta-rap oltraggiosi ante litteram, evidentemente, che il previdente consiglio cittadino metterà al bando...
Di Carmine (del 08/03/2007 @ 21:53:33, in English, cliccato 381 volte)
It's time for our monthly post in English. I've read somewhere that british people, when they don't know what to talk about, talk about whether. This is why I am going to publish a gorgeus post about whether. Don't worry, I'm not going to ask you "Is it cold? Are you wearing a good whool dress? Do you have an umbrella with you?". I know you've already got mummy doing that job. And she does it pretty well. My intention is different: I'd like to ask you, hello guys, did you see the winter, by chance? We have problably lost it. We are in spring, right now. In March, the third. A great spring, with blue skies, flowers, sunny days. I can't remember when it started, maybe in the late november, as soon as the fall finished. No tracks about winter, we have no idea where it is, when it disappeared. No snow this year, no icy nights, no cold, no flu (only some annoyng gastroenteritis). Is it all fault of those stupid hair bomb sprays? Maybe, but, boys, we have to do something. I want my winter back. I don't like it, but it was part of my life. And I still have a lot of winter dresses, scarfs and gloves! What I am supposed to do? Sell them all on ebay? Er... a good idea at least...
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