Il blog di Carmine Caputo
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 I lemuri esistono davvero, non li ha inventati la Disney... di Francesco
 
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Era una donna dal fisico anticoncezionale, nel senso che la sola sua apparizione disperdeva qualsiasi desiderio sessuale nel più assetato dei maniaci.

Carmine Caputo
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Progetti per l'estate. Quest'anno...

 Compro un'isola greca e ci passo le ferie
 Viaggio esotico il più lontano possibile
 Capitale europea: breve vacanza ma intensa
 Mare, mare, fortissimamente mare
 Montagna. Ho bisogno di aria fresca
 Centro benessere, Ho bisogno di coccole
 Resto a casa, ho i soldi appena per un'aranciata

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Gli spostati, su Radio 2
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L'uomo che guardava passare i treni, di Georges Simenon
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Aiuto sono un pesce. Visto, rivisto, visto, rivisto...





07/09/2010 @ 23.12.32
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carmine (del 28/08/2007 @ 21:50:48, in Pollitica, cliccato 315 volte)
Veltroni oggi ha indossato una cravatta blu.
Parisi, scandalizzato, chiede chiarimenti, perché intravvede in quel blu un avvicinamento neocentrista alle posizioni di Forza Italia.
La Bindi contesta il maschilismo laicista di Veltroni, che se vuole davvero proporsi come leader domani dovrà indossare una gonna di jeans e dopo domani una tenuta da suora ospedaliera con tanto di cornetta.
Schettini lamenta un inquietante progetto eversivo, perchè quella cravatta potrebbe nascondere qualcosa, un fermacravatta, per esempio, Letta piagniucola che lui di cravatte blu ne ha indossate tre contemporaneamente, ma i media non se lo sono filati comunque.
Adinolfi grida basta cravatte, sono un residuato fascista, e propone il suo fiocchetto celeste con l'immagine di Topolino.
A che servono le primarie nel partito democratico se gli unici concorrenti seri (Di Pietro, Colombo e Pannella) non possono partecipare e le pallide controfigure fanno a gara a far sembrare Walter il meno peggio?
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Di Carmine (del 25/08/2007 @ 22:18:17, in Personal Edition, cliccato 361 volte)
Niente più colazione pigra con sguardo distratto sui programmi televisivi che parlano di diete e serate danzanti.
Niente più ciabatta ciondolante in sala.
Niente più letture impegnative che richiedono freschezza e un briciolo di impegno.
Niente più creme doposole che profumano di ciambella. Niente più "che si fa stasera", sostituiti semmai da un mesto "che facciamo a Natale".
Niente pià pasta con le cozze.
Niente più pennicchella pomeridiana.
Niente più gallerie d'arte, teatri e musei.
Niente più giochi (siano essi di carte, da tavolo o con il pallone).
Niente più movida, niente più te freddo (sostituito dal beverone anticolesterolo), niente più tempo per scrivere il prossimo romanzo.
Le vacanze sono finite.
Facciamoci coraggio
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Di Carmine (del 22/08/2007 @ 21:49:53, in Recensioni, cliccato 328 volte)
Ecco uno di quei film che solleticano la parte infantile che è in noi e le regalano un paio d'ore di sano divertimento.
La storia è semplice: nel museo di storia naturale di New York (bellissimo, se avete l'occasione visitatelo, è un milione di volte più appassionante dei tristi cadaveri di animali impagliati europei) gli "ospiti" prendono vita di notte, e creano non pochi problemi al nuovo custode notturno, l'imbranato Ben Stiller.
Il resto sono gag a profusione (indimenticabile la "scemo scemo, dammi gomma gomma": stupida ed esilarante come la vera comicità), effetti speciali accurati, ritmo ben gestito con pause e accellerazioni, attori che si divertono e si vede (oltre a Ben Stiller c'è un Robin Wiliams più in parte che mai, Owen Wilson, Mickey Rooney e tanti altri).
Il bello di questi film - ma quando impareremo a farli anche noi italiani? - è che riescono a essere divertenti senza essere volgari, a coinvolgere i bambini e gli adulti, a giocare con la storia e la cultura mantenendo comunque quel rispetto per i libri e i musei tipicamente anglosassone.
Ma soprattutto, adoro questi film per le reazioni snob che generano, perché mi divertono i commenti di chi li considerano bambinate noiose cercando di darsi un tono, di chi ne parla male per far capire che lui sì che ne capisce di cinema.
Ma il cinema, oltre che un arte, è anche un'industria: e sono film come questo che andrebbero studiati nelle scuole di cinema italiani, se vogliamo avere un futuro, altro che la Corazzata Potemkin (con tutto il rispetto per Ejzen?tejn, era solo per fare un esempio...)
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Di Carmine (del 18/08/2007 @ 16:08:46, in Personal Edition, cliccato 334 volte)
Gli economisti inglesi parlano di free rider, "passeggero non pagante": colui che sale sull'autobus senza pagare il biglietto, e, in questo modo, arreca un danno alla comunità traendo un vantaggio per sè.
I free rider sono ovunque, questo va da sè, e da sempre approfittano come parassiti del bene comune che altri cercano di preservare.
Un economista che studiasse il meridione d'Italia probabilmente farebbe un passo avanti, analizzando l'evoluzione del free rider: il pisciatore di mare. Il pisciatore di mare - il nome è eloquente e spiega bene quello che fa - è la versione ancora più negativa, perché non solo usufruisce di un bene pubblico a scrocco, ma addirittura lo danneggia.
I pisciatori di mare sono ovunque: e non mi riferisco tanto alle correnti d'acqua calda di certi litorali, che in fondo il mare può anche riciclare, ma a chi costruisce sulla spiaggia, a chi brucia le pinete per poi farci il residence ed invitarci il sindaco per la convention, a chi piazza la spazzatura, anche tossica, nei dirupi e nelle cave.
Il free rider, male che vada, causerà un aumento del prezzo del biglietto per gli onesti, tutto qui. Al contrario, se nessuno lo ferma, il pisciatore ci sommergerà del frutto del suo lavoro...
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Di Carmine (del 16/08/2007 @ 11:09:04, in Non ci posso credere, cliccato 329 volte)
Già immagino la scena: disperato, il cliente di una lunga serie interminabile di fascicoli, si rende conto di avere perso il settantatreesimo, che non risulta disponibile nè con gli arretrati nè presso l'edicola. Deve'essere stato a luglio, quella settimana trascorsa al mare!
Quel settantatreesimo numero però conteneva il portiere, e giocare a biliardino senza l'ultimo difensore non è la stessa cosa, tanto che anche gli altri 150 numeri perdono di valore...
Mi sto riferendo, per chi non l'avesse capito, alla mani di alcune case editrici di propinare oggetti per lo più inutili (dal classico galeone al puzzle 3d, dalla macchina telecomandata all'ultima trovata, quella appunto del biliardino) in versione plasticosa smontati in centinaia di pezzi: uno per ogni uscita della raccolta. E se poteva avere un senso il gadget per certe collezioni in fascicoli (per esempio la riproduzione di monete per l'enciclopedia della numismatica, la lenta di ingrandimento per quella filatelica), proprio non si capisce come si possano riempire le pagine di una enciclopedia, con dvd, del biliardino.
Spiegando quante cose divertenti si sarebbero potute fare se non si fosse perso quel settantatreesimo fascicolo...
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Di Carmine (del 12/08/2007 @ 11:23:33, in Personal Edition, cliccato 322 volte)
Sotto l'ombrellone, mentre i bambini giocano sulla riva e la moglie prende il sole; a teatro, parlando a bassavoce per non infastidire troppo gli attori che, si sa, sono permalosi; a cena con gli amici. Sono solo alcuni dei casi in cui ormai nessuno più si scandalizza se osserva un uso quantomeno aggressivo del cellulare. Non c'è niente di male, direte voi. Infatti.
Se non fosse che sotto l'ombrellone si parla con lo zio, che abita al piano superiore e che si rivedrà dopo due ore; al teatro si racconta l'ultima novità al collega, in anticipo rispetto alla pausa caffé del giorno dopo; a cena con gli amici si chiacchiera al cellulare con altri amici. Non sto parlando di comunicazioni di servizio (ho lasciato le chiavi sul tavolo, vicino alla frutta), parlo di lunghe conversazioni.
E allora? Possibile che non si possa fare a meno di comunicare con persone con cui comunichiamo già tutto il giorno? Sarebbe bello se fosse possibile inserire un microchip che attiva le conversazioni solo se l'interlocutore è a più di trenta chilometri di distanza.
Negli altri casi, muoviti e parlagli di persona, imbecille.
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Di Carmine (del 10/08/2007 @ 17:42:59, in Personal Edition, cliccato 319 volte)
Le partenze intelligenti Un'unica, impressionante coda di automobili che va da Bologna a Cattolica: questo è stato lo sconcertante spettacolo del sabato da Bollino nero. Non l'ho vissuto in prima persona, perché ho preso l'A14 il giorno dopo (e non c'era praticamente nessuno), ma mi ha fatto comunque riflettere.
Ci riteniamo superiori alle formichinie in fila, o alle mandrie di gnu, o agli stormi di rondini. Eppure, dove c'è la massa, lì con ogni probabilità si è infilato l'italiano.
Un popolo che nonostante gli annunci televisivi, nonostante i giornali, nonostante, appunto, i bollini, per usare un eufemismo, se ne fotte, e si infila in una bolgia dantesca per non perdere un giorno di ferie è un popolo ostinato, un po' ottuso forse, ma disposto a qualunque sacrificio, anche il più stupido - quindici ore in autostrada, quando se ne potrebbero impiegare otto, non è un sacrificio particolarmente brillante - purché questo comporti un benché minimo vantaggio. Il traffico c'è ovunque, ma si fa fatica a immaginare scene così in altre nazioni: l'unico esempio che mi viene in mente è quello delle masse di cinesi che si spostano per le feste di primavera. Ma lì c'è un sistema che non offre alternative e che ha reso massificato gli individui. E qui?
PS Per chi se lo dovesse essere perso: domenica 19 agosto ci sarà la replica, il rientro della mandria...
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Di Carmine (del 03/08/2007 @ 21:16:26, in Gnius, cliccato 280 volte)
Qualche tempo fa uno dei tanti pseudo artisti che cerca di compensare la mancanza di talento con la volgarità e l'offesa ha intitolato una mostra in una maniera oscena che non voglio neanche ripetere ("La Madonna piange..."), mostra che poi è stata soppressa.
La reazione della chiesa di Bologna come succede spesso è stata quella di chi reagisce con il Napalm per combattere una zanzara. Invettive, proteste, proclami, messe di riparazione.
Quella che era una mediocre porcheria è così diventata una forma di espressione culturale minacciata e soppressa dall'inquisizione.
Allo stesso modo, la chiesa bolognese adesso si sta battendo contro il progetto di costruzione della moschea, quasi avessimo ricevuto da Dio l'esclusività per pregarlo in un certo modo. E allora io, cattolico ignorante, mi dico: ma non sarebbe meglio se la chiesa bolognese pensasse alle sue pecorelle che si sfondano di ecstasy il sabato sera e poi si schiantano contro i pali, che fanno dell'evasione fiscale un vanto e un'orgoglio, che saltano l'ora di religione per andare a bestemmiare nei giardini e a fare gara a chi imbratta più case con lo spray?
Quand'è che cominceremo a pensare alla trave nel nostro occhio invece di essere ossesionati dalla pagliuzza in quello del vicino?
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