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Ascolto Gli spostati, su Radio 2 Sto leggendo L'uomo che guardava passare i treni, di Georges Simenon Ho appena visto Aiuto sono un pesce. Visto, rivisto, visto, rivisto...
07/09/2010 @ 23.05.30
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di Carmine (del 22/07/2010 @ 17:28:25, in Tivvù, cliccato 73 volte)
Puntuale come le tasse e l'influenza, ogni anno eravamo pronti a sorbirci i soliti spezzoni dall'archivio Rai a ricordarci che è arrivata l'estate. Il tuca tuca di Raffaella Carrà, qualche successo di Edoardo Vianello, se andava bene un pezzo di monologo di Troisi o Benigni. Nell'era della Rai ufficio stampa del grande capo, persino quest'innocuo programma ha dovuto subire un restyling. Per cui adesso gli spezzoni dovrebbero seguire un filo logico (se si è persa la sigla iniziale può essere divertente indovinarlo, anche se è davvero difficile). Una specie di Blob all'acqua di rose, insomma, depotenziato, privato di valenza semiologica. La televisione del non-senso, insomma, perché anche quel montaggio che su Rai Tre diventa veicolo di nuovo messaggio qui si disperde nel nulla, in un pasticcio in cui la canzone dell'estate scorsa si sovrappone a Walter Chiari. Il prossimo passaggio sarà il ritorno al monocolo, con una scritta al centro: passate al quinto canale. GIusto nel caso qualcuno non l'avesse ancora capito.
Di Carmine (del 17/02/2010 @ 20:03:57, in Tivvù, cliccato 85 volte)
Panem et circensem, dicevano i romani. Un po' di circo serve a tenere buone le masse, visto che di pane ce n'è poco. E l'ultimo circo ancorsa esistente è proprio Sanremo, in un tripudio leghista a cui mancavano solo le bandiere verdi. Perché dico questo? Perché nell'era delle escort e delle massaggiatrici, l'unico momento di vero spettacolo è stato dato da una donna nuda in una coppa di champagne. Su Rai Uno! Ai miei tempi bisognava aspettare Colpo Grosso sulle emittenti locali. Perché non c'è un annunciatrice, ma due tette con dietro una testa, quella rassicurante e un po' stiracchiata della Clerici che, come fa notare un articolo di Repubblica, cita Morgan come se fosse Montale. Perché tra gli esclusi ci sono due terroni come Nino D'Angelo e Toto Cutugno (soprattutto quest'ultimo però non ha fatto molto per evitare l'esclusione) e quel circolo di nostalgici monarchici che inneggia all'Italia unita in un tripudio alleanza-nazional popolare. Perché ci sono giovinastri insulsi privi di talento ma molto intonati sfornati dai talent-show che servono a dare un'illusione ai precari narcotizzati dalla televisione. Perché ci sono scampoli di sinistra (Cristicchi è l'unico raggio di sole in un questra brughiera nebbiosa) ma quando i Nomadi e Irene Fornaciari cantano "Perché il modo piange?" verrebbe da scuoterli e gridare: e ve lo domandate pure? Perché la regia dà un colpo al cerchio e uno alla botte e regala un occhio di riguardo a Moro (split screen?) e al suo alter ego di destra Povia, meno orecchiabile del solito, la cui canzone probabilmente finirà come merita, sepolta da uno spesso strato di indifferenza. Mentre un bell'assolo di basso riscatta una canzone di Ruggeri molto al di sotto della sua media e le coriste di Arisa strappano l'unico sorriso della serata, non resta che aspettarci la ronda finale che canti O mia bella madonnina e in un sussulto di orgoglio ci spinga a scuoterci e spegnere il televisore.
Di Carmine (del 24/01/2010 @ 13:20:02, in Tivvù, cliccato 134 volte)
Incidenti mortali, rapine, proteste per la crisi economica, scioperi, operai incatenati davanti alle fabbriche, criminalità organizzata all'opera. Assisto scioccato ad una serie di notizie una peggiore dell'altra, non riesco nemmeno a rendermi conto di cosa stia succedendo. Poi afferro il telecomando e tutto si fa più chiaro: ma certo, che stupido. Stavo guardando un telegiornale locale, uno estraneo alla poltiglia Raiset. Cosa vado mai a pensare. Rimetto su Rai Uno, ed ecco che il soggiorno torna ad essere invaso dalle dichiarazioni di politici che affermano di avere ragione, dalle nuove collezioni primavera estate, dai consigli dello chef su come condire il tartufo e dai soliti risultati sbandierati dell'Auditel. Tiro un sospiro di sollievo mentre le immagini delle boutique a Cortina d'Ampezzo piene per la settimana bianca mi tranquillizzano: va tutto bene, l'ha detto la televisione.
Di Carmine (del 20/09/2009 @ 11:04:56, in Tivvù, cliccato 115 volte)
"Se l'ala gli passa la palla lì lui la mette dentro senza problemi"... "Voglio domandarti se secondo te lui sta meglio a centrocampo o se forse gioca meglio dietro le punte". In nome del popolo italiano liberateci dal commento tecnico degli ex-calciatori. O almeno fategli prima un provino per verificare che abbiano un'idea vaga di ciò che la lingua offre al di là dell'oceano dell'indicativo semplice
Di Carmine (del 07/09/2009 @ 21:45:53, in Tivvù, cliccato 135 volte)
Siamo onesti, quindici morti ammazzati (se non ho perso il conto) in una puntata che si snoda in pochi giorni fanno scivolare il testo nel ridicolo nvolontario. Neanche a Joahnnensburg o a Rio de Jainero ci sono certi episodi. Ad un certo punto si cita la Uno Bianca quasi che agli autori l'esagerazione sia parsa evidente, ma si tratta di una pezza che non copre la falla. Poi perché si ripete continuamente che Bologna è una citta di m...a, e anche se non sono bolognese alla quinta ripetizione non ne posso proprio più. Non mi piacciono le fiction sponsorizzate dalle regioni come cartoline promozionali per il turismo, ma qui si esagera nel senso opposto. E in generale non ripeterei ossessivamente di nessuna città che è una città di m...a con la voce fuori campo: al limite lo racconti con le immagini, se sei bravo, e lo spettatore coglie. [Attenzione: spoiler]. Ma è la storia che è veramente imbarazzante nella sua debolezza: c'è una rapina (con la solita carneficina) uno dei rapinatori viene curato da un farmacista corrotto. Il tutto senza nemmeno curarsi di abbassare una serranda. Un ragazzo vede la scena, e da lì via ammazzare tutti quelli a cui lo racconta. Tutti tranne il farmacista, che infatti parla. Vabbè che si tratta di delinquenti di second'ordine, ma qui siamo veramente impaludati nelridicolo. Anche se il punto più basso lo si raggiunge quando una poliziotta capisce che alcuni sacchi da box contengono cocaina perché c'hanno stampato sopra "Colombia"... Dopo una delusione così grande non so se vedrò la seconda puntata di questa serie e con quale stato d'animo. Di certo spero che finalmente si impari la lezione dei telefilm americani dello sviluppo orizzontale: va bene le storie autoconclusive, ma i personaggi devono evolvere, crescere, maturare. Il cliché di Coliandro eroe maledestro che si fa tutte le volte una bella maledetta e non vede mai il suo lavoro premiato è logoro. Fate crescere Gargiulo, trovate un pubblico magistero diverso ogni tanto (se poi sapesse anche recitare...), evitate di schiacciare i personaggi in macchietta. E ridateci la Balboni, che mandarla via così è stato veramente meschino...
Di Carmine (del 06/09/2009 @ 19:44:31, in Tivvù, cliccato 181 volte)
Non c'è nessuno che sappia meglio esprimere la delusione quanto un fan della prima ora deluso. MI riferisco al primo episodio della terza serie de L'ispettore Coliandro, a mio modo di vedere il peggiore di quelli sin qui trasmessi. E per me, che ho amato questa fiction come poche in passato, è stato quasi doloroso assistere ad un episodio di una mediocrità imbarazzante. Ci sono almeno una quarantina di motivi per cui non amo la regia dei Manetti Bros, primo fra tutti il peccato originale di tutti i registi presuntuosi, e cioè l'interruzione della sospensione di incredulità. Quando guardi un loro film, cioè, ad un certo punto capisci che stai guardando un film, a causa di una carrellata virtuosistica o di una steadycam fuori luogo. Ma loro sono fatti così, prendere o lasciare, e bisogna ammettere che sono al di sopra della media degli sceneggiati televisivi,sopratutto sono tra i pochi a saper gestire una scena d'azione sulla scia non tanto di Tarantino, citato spesso a sproposito, quanto dei migliori poliziotteschi anni settanta di Di Leo. Ma non sono stati loro a deludermi, anche se inscenare una rapina ad un portavalori sulla salita che porta a San Luca può risultare estremamente inverosimile per chi conosce Bologna. Ma immagino che sia costato meno girarla lì (di fatti è una strada praticamente deserta nei giorni feriali), e poi i portici fanno scena, e pazienza. Poi non li amo perché riempiono sempre i loro episodi di attori e intrepreti romani: risulta veramente insopportabile che in una serie ambientata a Bologna praticamente non ci siano bolognesi fra gli interpreti principali. Ma questo valeva anche per gli episodi precedenti. A deludermi profondamente stavola è stata la sceneggiatura, da sempre il punto di forza di questa serie. (continua)
Di Carmine (del 05/09/2009 @ 21:23:13, in Tivvù, cliccato 752 volte)
Fastweb Tv è la tivù per chi non sopporta nemmeno un minuto di pubblicità. Per chi non vuole perdersi nemmeno una battuta della propria serie televisiva preferita, e mette in pausa anche se si alza per fare una puzzetta. Lla tivù on demand per eccellenza, vista la pochezza, per ora, di Alice. Offre buoni film compresi nel prezzo (non al livello di Sky ma niente male comunque, ha un'offerta ampia di canali tematici, serie televisive non nuovissime (siamo alla seconda stagione di Cold Case e alla sesta di La vita secondo Jim, tanto per dare un'idea), un parco completo delle fiction italiane (Coliandro, Montalbano e Mastrangelo sono dei must) e il vantaggio di non avere concorrenti. Perché anche al più risoluto appassionato di telefilm di Sky sarà capitato di perdere una puntata, o di ricevere una telefonata al momento sbagliato. Va bene che ci sono le repliche, ma il potere inebriante che danno i tasti play, pause, rewind e forward difficilmente può essere compreso da chi non ce l'ha.
Oltretutto, il vero snob con Fastweb può decidersi di comprare una partita soltanto di Sky o una intera giornata (costa una decina di euro). Per chi segue il calcio solo se non ha di meglio da fare, un ottimo compromesso. E poi ci sono i film a pagamento, la possibilità - unica - di vedere i canali generalisti via cavo (ma la qualità audiovideo è scarsa). E sopratutto, il re di tutti i servizi, lo scettro del telespettatore, lo champagne d'annata dell'amante dello zapping, il delirio di onnipotenza dell'utente snob: la replay tv. Tre giorni di programmi televisi generalisti da poter scorrere, saltando le pubblicità e conquistando una nuova dimensione dello zapping. Non solo quella spaziale, che permette di passare da La 7 a Canale 5 (ma più verosimilmente il contrario) ma anche quella temporale, che permette di recuperare certe perle di fuori orario o i programmi della mattinata del sabato. Con il gusto vanaglorioso di dire agli amici: non dirmi che ti sei perso quella puntata di... e la possibilità di sfogliare i programmi televisivi del giorno prima. Che dire? Fastweb non costa tanto (dipende dal pacchetto, ma è difficile pagarla più di dieci euro al mese), ha dei grossi limiti tecnici per gli utenti adsl che alla lunga potrebbero svantaggiarla (niente hd, audio in cinque canali solo per pochi film) e i contenuti più succosi sono a pagamento. Ma, se non l'avete ancora capito, è la mia scelta, almeno fino a quando mi permetterà di andare avanti veloce nel telegiornale ogni volta che c'è il premier.
Di Carmine (del 04/09/2009 @ 23:22:08, in Tivvù, cliccato 252 volte)
Sul fronte dei contenuti, non c'è offerta televisiva in questo momento che si avvicini seppure lontamente a Sky. Rappresenta insomma "il benchmark", l'elemento di paragone con cui confrontarsi. Ha perso, sotto l'attacco di Raiset, i canali di Raisat, e non è una perdita da poco, ma resta comunque la sua un'offerta inarrivabile. Film, serie tv, programmi televisivi autoprodotti (e spesso di ottima qualità superiore a quelli delle televisioni generaliste), alta definizione, canali tematici per tutti i pubblici. SkyTG 24 è probabilmente il migliore telegiornale oggi disponibile, ed è un peccato che non sia più visibile in chiaro. L'offerta di Sky sarebbe impareggiabile, se non avesse un grosso limite: è cara. Carissima. Cinquanta, sessanta euro al mese pesano parecchio sul budge familiare di una famiglia oggi. Oltre tutto Sky mostra di credere poco nella pay-per-view, e soprattutto ha una offerta a pacchetti piuttosto "monolitica": o tutto il cinema o niente, o tutto il calcio o niente. Che dire? In questo modo difficilmente conquisterà molti altri utenti oltre a quei cinque milioni di cui dispone oggi. Anche perché non c'è solo un problema di soldi, ma anche di tempo: tutta quella valanga di contenuti richiederebbe dieci vite per essere vista. E per chi si accontenta di un paio d'ore di tivù al giorno (perché va ancora al cinema, legge dei buoni libri, fa sport, vede gli amici o magari gioca ai videogames) il costo orario risulta veramente eccessivo anche per chi potrebbe permetterselo.
Di Carmine (del 03/09/2009 @ 21:20:43, in Tivvù, cliccato 319 volte)
Alice Home Tv più che essere un "provider" di contenuti, cioè un fornitore di programmi, può essere considerato un "carrier", cioè uno che si limita a fornire banda per contenuti di altri. Non è, come vedremo, del tutto vero, ma insomma, rende l'idea.
La principale ragione di esistere di Alice TV, a mio parere, è che permette di ricevere i canali di Sky senza parabola. Poi va detto è il più economico dei pacchetti, meno di 10 euro al mese, per cui non è che si possa fare tanto i pignoli. Oltre a Sky via cavo offre anche le funzionalità di decoder digitale terrestre, ma qui arrivano le dolenti note, perché per ora la videostation di Telecom fa veramente acqua da tutte le parti. Si blocca spesso, talvolta creando problemi anche alle connessioni Internet e telefoniche, e la qualità del video è veramente bassa (probabilmente per i limiti della rete telefonica). Se Mediaset è lo Sky dei poveri, Alice Home Tv è la versione scarsa di Fastweb Tv. Tutto sa di pasticciato, improvvisato, tirato via. L'offerta di film on demand compresi nell'abbonamento è agghiacciante (vi dico solo che quest'estate tra i film Alice+, che dovrebbero essere i migliori, c'era "Due strani papà" con Pippo Franco e Franco Califano)! Un calderone di b-movies, cinema trash anni settanta e altri titoli messi più o meno a casaccio. In questo Alice TV è più carrier che provider: manca una guida editoriale, una linea, un'idea di pubblico. Per quanto banale, la divisione famiglia/donne/uomini di Mediaset funziona: qui ci troviamo insieme "Fratello sole, sorella luna" di Franco Zeffirelli e "Il medico... la studentessa" con Gloria Guida negli anni migliori. Un po' meglio vanno i film da acquistare, ma a meno di 4 euro si compra molto poco. Scadenti anche le serie TV e le fiction offerte, se volete dare un'occhiata guardate al loro sito per farvi un'idea, poco anche per i bambini. Alice TV è come uno di quei viaggi che costano pochissimo ma dove poi cercano di vendervi le pentole, sembra un menù turistico dove tutto e abbondante ma fondamentalmente insipido. Non so fino a quando Alice manterrà questa linea anarchica (c'è anche una valanga di programmi inglesi non doppiati e qualche buon concerto...mah?) ma per ora non vedo proprio a quale utenza sia rivolta l'offerta (anche perché, al contrario di Fastweb, a parte Sky non offre canali via cavo, ma solo tramite digitale terrestre: per cui se non si ha una buona ricezione si è comunque esclusi). Non parliamo poi di alta definizione, qui anche la definizione standard è un sogno.
Che dire? Se volete Sky senza parabola e senza Fastweb, eccolo qui. Se non avete voglia di noleggiare o acquistare dvd, fateci un pensierino. Però tenetela nella stanza dei ragazzi o nella casa al mare, perché in salotto un giocattolone malfunzionante così proprio non ci sta.
Di Carmine (del 02/09/2009 @ 22:19:54, in Tivvù, cliccato 123 volte)
Ho deciso di dedicare una breve rassegna alle offerte televisive a pagamento, visto che per vari motivi sono riuscito a provarle praticamente tutte. Non sarò obiettivo proprio per niente, ma quando mai lo sono stato? Cominciamo dal basso, e cioè da Mediaset. Al di là delle antipatie ideologiche che si possono nutrire per questo servizio, visto il proprietario e le agevolazioni statali di cui ha goduto, Mediaset Premium è a mio avviso la più modesta delle offerte a pagamento presenti oggi sul mercato italiano (con l'eccezione forse di Dahila TV che però ha la scusante di essere nata dopo).
Fondamentalmente ha un'utente tipo abbastanza chiaro: l'appassionato di calcio che vuole risparmiare, quello che vorrebbe tanto Sky ma non può permetterselo. La forza di questa offerta infatti sta tutto nel pacchetto calcio, decisamente più economico rispetto all'offerta di Sky. Però è anche l'unica forza, perché in tutto e per tutto Mediaset Premium sembra uno Sky dei poveri: dalle inquadrature più tradizionali (mentre Sky offre anche delle panoramiche straordinarie) all'assenza dell'alta risoluzione, dalle serie americane di seconda scelta ai canali tematici così così,almeno per ora, tutto sa di completo dei grandi magazzini, di succedaneo del caviale, di Chianti del Perù, di villetta in multiproprietà. Tristissima l'offerta al di fuori del calcio, sembra messa lì giusto per dare una giustificazione ai mariti rispetto al resto della famiglia. La logica è quella trita dei tre canali fininvest di Freccero degli anni ottanta (ma allora era geniale): un canale per famiglia (allora Canale 5, ora Joy), uno per le donne (allora Rete 4, ora Mya) uno per gli uomini (allora Italia 1, ora Steel). La programmazione è quasi completamente dedicata alle serie tv più qualche film: niente che giustifichi un abbonamento, tuttavia. E soprattutto, niente programmi autoprodotti con qualche eccezione dimenticabile (il Grande Fratello e i programmi sportivi). C'è qualcosa altro raccolto in giro (Cartoon Neetwork, PlayHouse, Hiro e Disnet Channel per i bambini, Studio Universal per il cinema). L'unico vero canale che tuttavia si fa notare perché è valido è Premium Cinema, che però non ha il "doppione" posticipato di un'ora come Joy, Mya e Steel.
Che dire? Se non avete la possibilità di installare la parabola, non avete Fastweb né Alice TV e non potete fare a meno del calcio, ecco la vostra offerta. Altrimenti c'è di meglio.
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