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Ascolto Gli spostati, su Radio 2 Sto leggendo L'uomo che guardava passare i treni, di Georges Simenon Ho appena visto Aiuto sono un pesce. Visto, rivisto, visto, rivisto...
07/09/2010 @ 22.13.28
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Camminata ondulante, mano che spazia con finezza dalla patta all'ascella, braccio appoggiato alla scrivania e stuzzicadenti tra i denti, o, in alternativa, stanghetta degli occhiali tra le labbra. Il collegomane è a caccia, dissemina gratis adulazioni e complimenti, ti trovo benissimo ma dov'è che vai in palestra, quel pantalone ti sta divinamente ma chissà come staresti senza. Quand'è che mangiamo insieme o almeno prendiamo un caffé, ti ricordi quella volta in cui, mamma mia come lavorano le tue colleghe non le distraiamo eh eh eh. Se trova una collegomane allora il siparietto può durare un quarto d'ora, generare grasse risate, feste e cotillon, con eventuale prolungamento per l'aperitivo. Se invece la vittima della caccia non ride, non batte le ciglia, non arrossisce e insomma non dà soddisfazione allora entra nella lista delle zitelle acide che il collegomane eviterà accuratamente in futuro, sempre che ci sia per loro un futuro...
Ce l'abbiamo avuti tutti un amico che conosceva sempre la scorciatoia. Quello che si mette sempre davanti ai cortei di automobili perché lui conosce un percorso che si fa prima. Quello che anche in una città in cui non è mai stato prima suggerisce di evitare il centro e indirizzarsi verso la tangenziale di cui ha sentito parlare solo su Onda Verde. Quello che vi dice di non fare come tutti che per andare, che so, a Perugia escono a Perugia, ma di essere svegli, lasciare l'autostrada due uscite prima e poi proseguire nei paesini. Quello che non è mai stato all'estero in vita sua, ma discute con competenza delle differenze tra le autostrade russe e le highway del Midwest. Ebbene, se c'è una cosa di cui sono grato alla tecnologia, è che con i navigatori satellitari, per questi amici è iniziato il viale del tramonto.
Lui si aspetta un cellulare di nuova generazione, con la tv incorporata e un software per la gestione del bilancio familiare che pernette di pianificare gli investimenti alla fermata dell'autobus. Ha fatto a lunga la corte a quel cellulare, ha lasciato in giro le pubblicità, i volantini dei centri commerciali aperti sempre sulla pagina di quel telefono, persino le fotocopie del manuale di istruzioni prestato da un conoscente.
Lei gli regala una cinta. Firmata, che costa più del cellulare, è in pelle pregiata. Una cinta.
Lei si aspetta un paio di orecchini con topazio. Ha già l'anello e la collana, le mancano solo gli orecchini per completare il set, li vuole, l'ha scritto sulla lavagnetta in cucina, nello screensaver del computer e ha persino gridato orecchini l'ultima vola che hanno fatto l'amore.
Lui le compra un palmare con gli esercizi per la ginnastica pre-caricati. Costa il doppio degli orecchini.
Lui si andrà a comprare il cellulare prima della fine del mese, lei ha già indossato gli orecchini che si è comprata da sé alla festa di Capodanno.
Morale: se volete risparmiare, niente sorprese a Natale.
Ci sono, per quanto possa sembrare incredibile, uomini a cui non piace il calcio. Non solo non piace loro guardare le partite in tivù(comprensibile, specie se si tratta delle stucchevoli qualificazioni a qualcosa o degli infiniti preliminari della Champions League già Coppa dei Campioni), non solo non si esaltano nel branco quando si tratta di urlare e sventolare bandiere. Non amano nemmeno giocarci, a calcio.
Quali possono essere i motivi che possono indurre un uomo a questa condizione estrema? In alcuni casi, si tratta di schiappe paurose. Quelli che portavano la giustificazione per non fare educazione fisica alle scuole medie e che hanno con il gioco un rapporto così conflittuale da perdere anche quando fanno un solitario. La schiappa, per sopportare la sua insostenibile condizione subalterna, si giustifica disprezzando lo sport tutto. Poi ci sono quelli che invece sono forti, ma nei cosiddetti sport minori: pallavolo, basket, tennis. Relegati su Rai Sport e costretti a imprese ciclopiche per trovare spazi e compagni con cui giocare, serbano rancore per lo sport nazionale e sognano di andare a vivere in paesi alternativi, a giocare a baseball a Cuba o a Cricket in India.
Poi ci sono i radical chic, quelli che trovano il calcio triviale, volgare, grezzo. E che preferiscono ubriacarsi e molestare le ballerine dei night club. Poi ci sono gli incompatibili: o mancano completamente di agonismo, per cui osservano il movimento della palla come se dovesse accadare qualcosa di imprevedibile, la osservano e si domandano che c'è di bello; oppure di agonismo ne hanno troppo, ma hanno capito, alla quinta rissa e al terzo occhio nero, che è meglio se restano a casa.
Care amiche, se al vostro ragazzo non piace il calcio, cominciate a preoccuparvi.
Una lama afferra il pelo, l'altra lo taglia. Più o meno recitava così una pubblicità di qualche anno fa di un rasoio. Poi le lame sono diventate tre, perchè ce n'era una quarta che incitava le altre due. La Wilkinson qualche tempo fa ha lanciato "Quattro", che come dice il nome, di lame ne ha quattro: oltre a quella che acchiappa il pelo, la vera tagliatrice e quella che fa il tifo, ce n'è una che insulta il pelo per debilitarlo. Ma la risposta della Gilette non ha tardato a manifestarsi: sta per uscire un rasoio con sei lame. Sei! Cosa ci faranno, sulle nostre facce, sei lame? Cos'è, un tagliaerbe miniaturizzato? Un trenino squarcia viso? Praticamente ti appoggi il rasoio sotto l'orecchio e devi stare attento a non graffiarti il mento perchè la sesta lama è già li. Non mi piace lo spreco, sei lame costeranno tanto e dovranno essere buttate comunque dopo un po' di barbe. Scriveva Petronio che c'era a Roma un barbiere talmente lento (allora di lama ce n'era una sola, ma molto affilata) che mentre radeva un cliente da un lato, la barba ricresceva dall'altro. Con le nostre sei lame non avremo questo problema, e in compenso potremo prestarle alle nostre amiche che potranno depilarsi tutto il polpaccio con un colpo solo. O due, nel caso di cicliste.
Una volta avevamo il rito della domenica pomeriggio. Celebrato da film e canzoni, rappresentava il trionfo della mascolinità distratta nel resto della settimana: (riuniti in circoli, salotti, club, automobili (quando l'autoradio era un lusso, sembra ieri) e, i più fortunati, negli stadi, ci si incontrava per il rito del campionato di calcio. Chiave di accesso a quel mondo era la schedina, ripiegata nel portafogli, che ostinatamente per i più si fermava all'11, esitante sulle soglie dell'orgasmo. Quel mondo non c'è più: dilatato nell'anticipo, nel posticipo, nella Champions, nelle dirette criptate, oggi chi volesse seguire il campionato di calcio con gli amici dovrebbe trascorrere con loro tutta la settimana. Troppo, decisamente. Non ci resta che fare come le donne, e vederci per fare shopping all'Ikea. L'importante è non farsi scoprire mentre si piange di malinconia sulla libreria in faggio laccato.
Gli uomini essenzialmente si possono dividere in due categorie: i minigonnari e gli spacchisti. I minigonnari sono coloro che non sanno nascondere il loro compiacimento di fronte ad una donna che indossi una mini. Non importa che le gambe siano affusolate, snelle, dritte, depilate. Per i minigonnari si tratta di elementi accessori: quello che conta è la dimensione di pelle scoperta. I minigonnari sono concreti, realisti, un po' infantili, hanno bisogno di emozioni forti, hamburger e patatine fritte, film hollywoodiani e fumetti, macchine sportive e birra.
Gli spacchisti, invece, sono gli uomini che vanno in visibilio di fronte alle donne che indossano una gonna con lo spacco. Non importa la dimensione dello spacco, quello che conta per lo spacchista non è il poco che osserva, ma il tanto che immagina. Lo spacchista vive di immaginazione, di sogno, intravvede turbini di piacere indescrivibile dove ci sono pochi centimetri di collant. Lo spacchista ama la letteratura e i tramonti, il vino e la pasta, il cinema europeo e la bicicletta, non vuole emozioni, vuole evocazioni. Siamo fatti così.
PS Per le donne: spacchisti o minigonnari, se volete far colpo su un uomo, dimenticatevi i pantaloni. Sono dei dissuasori mobili per lo sguardo. Forse un giorno l'involuzione porterà ad una sottospecie di jeansari, trogloditi con la coda e i peli sulla fronte. Nel frattempo, compratevi una gonna.
Ho visto qualche tempo fa un papà che cercava animosamente di convincere il figlio (avrà avuto due anni) a farsi regalare la PlayStation 2. Il piccolo sembrava titubante, non ho indagato ma probabilmente avrebbe preferito un triciclo. Una pubblicità reclamizza un uomo che decide di comprarsi un'automobile enorme perché sta per diventare padre. Ci sono ragazzi che si vantano di vedere CultNetwork (a proposito, ho letto che l'unico canale tematico dedicato alla cultura verrà chiuso da Sky a dicembre, siam messi bene) solo per giustificare l'acquisto di abbonamento a Sky, così come altri spiegano che il computer con uscita dolby digital e scheda 3d realtime gli serve per l'aggiornamento professionale
Che noi uomini facciamo un sacco di boiate, non è una novità. Ma vogliamo smetterla con queste scuse infantili? Compriamoci la Playstation, l'abbonamento a Sky e il computer per giocare con i Sims, e buonanotte. Le donne saranno felici. COme farebbero le donne senza niente per cui accusarci di immaturità?
Quelli che amano l'aria condizionata li riconosci subito perché per fare un chilometro a piedi ci mettono due ore attraversando sette negozi e tre centri commerciali. Sono gli unici che se ne stanno sereni in fila alla cassa e si agitano quando arriva il loro turno, non perché non hanno i soldi ma perché non vogliono uscire. Preferiscono il freddo secco dei grandi magazzini a quello un po' umido dei centri commerciali, ma si sentono veramente a loro agio solo accanto ai frigoriferi con i surgelati nei supermercati, che ogni tanto aprono di nascosto ai dipendenti per godersi la vampata di freddo che li investe. Quelli che amano l'aria condizionata tengono sempre il motore acceso, anche quando parcheggiano, per non spegnere il condizionatore, e se proprio è necessario prima di risalire aspettano che la temperatura dell'abitacolo riscenda di almeno 20-25 gradi. I loro amici soffrono di emicrania, cervicale, torcicollo, nevralgie, e finiscono per frequntarli sempre meno specie in estate, con loro grande incomprensione. Quelli che amano l'aria condizionata hanno appartamenti alti due metri, perché 70 centrimetri ci sono voluti per il mega impianto di areazione e riciclo, cambiano gatto ogni anno perché ogni tanto il micio scappa e si rende conto che fuori si sta meglio, mostrano fieri frigoriferi a tre piazze e congelatori che potrebbero contenere un cavallo intero. In piedi.
Sono fatti così, cominciano ad ansimare appena la temperatura supera i 25 gradi, vanno al mare di inverno e in montagna d'estate, mettono sei cubetti di ghiaccio anche nel cappuccino e se fanno sport scelgono la palestra dopo aver visto e confrontato i bocchettoni.
Si presentano in ufficio in giacca di panno e camicia di fustagno pretendendo di portare la temperatura degli uffici a 11 gradi a costo di ibernare qualche segretaria scollata. Quelli che amano l'aria condizionata consumano, sprecano, disperdono un sacco di energia elettrica, in casa, in ufficio o in auto. Infatti è una mania prevalentemente statunitense. In Giappone l'hanno capito e hanno invitato la gente a vestirsi in maniera più leggera. Qui da noi ancora no, anche perché la vera ragione per cui alcuni amano tanto l'aria condizionata, è che con il caldo il sangue arriva il cervello e lo mette in funzione. E questo, ai maniaci dell'aria condizionata, dà molto fastidio...
Il mio primo articolo di costume sui maschi non ha riscosso molto successo (meno di 10 click), segno che evidentemente o non era un granché l'articolo o non interessa l'argomento. Oggi ci riprovo perché non voglio essere tacciato di misoginia, se andrà buca anche stavolta torneremo a parlare delle amate donzelle.
Il tema delicato che da secoli mina le fondamenta della convivenza civile è quello dell'odore. Cattivo. Proprio in questi giorni il direttore della metro inglese ha invitato i viaggiatori a lavarsi di più, sorvolando sul fatto che l'estate la temperatura underground supera la soglia consentita per il trasporto di animali. Però è un dato di fatto, i piedi maschili puzzano più di quelli femminili. Come mai? Perché agli uomini non è consentito andare a lavorare senza calze, per esempio; perché i sandali in ufficio sono proibiti; perché gli uomini grezzi vanno poco in bagno e quelli meno grezzi ci vanno soprattutto per leggere il giornale. Quindi si può lavorare sulla frequenza giornaliera del pediluvio; si può bandire il calzino di lana (giammai! Lascia scie del suo passaggio anche dopo giorni e se riposto in valigia causa reazioni inconsulte e guaiti da parte dei cani anti-droga in aeroporto); si possono riporre nell'armadio gli scarponi da ginnastica gomma al 100% da sigillare sotto vuoto e tirare fuori solo se strettamente necessario. E per il resto, affidarsi alla fortuna, e sperare che la vostra prossima preda sia raffreddata.
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